Libri

WOLF HALL/ANNA BOLENA

Sì, sono già circa 1300 pagine e siamo solo a due terzi della parabola (nascita, ascesa e caduta) di Thomas Cromwell, artigiano, avventuriero, mercante, giurista, consigliere e poi primo ministro di Enrico VIII, ricchissimo tesoriere del regno, finissimo politico, motore di un’Inghilterra segnata dalle vicende private di un Re che tra annullamenti, divorzi, condanne a morte e conseguenti conflitti con la Santa Sede, segnò il distacco dalla chiesa di Roma (Atto di Supremazia del 1534) sciogliendo i monasteri e incamerandone i beni.

Eppure, nel caso di questa ancora incompiuta trilogia, la lunghezza è un vantaggio: giorno dopo giorno si fa il nido in queste remote vicende, se ne impara l’arte, se ne vestono i costumi, si frequentano personaggi e avvenimenti con il piacere di ritrovare un antidoto al quotidiano, secondo appuntamenti scanditi da una seduzione che vale ben più di qualsiasi sciagurato “apericena”. Perché la materia è vasta, affascinante, densa di richiami alla contemporaneità ma, soprattutto, sostenuta da una scrittura invidiabile, che ha fruttato a Hilary Mantel ben due – meritatissimi – Booker Prize.

A nostra conoscenza, chi ha osato di più con i potenti è stato Alexandre Dumas. Anche senza scomodare i testi più noti, basta ricordare Cagliostro (Giuseppe Balsamo, 1848) che mette in scena Voltaire, Rousseau, Maria Antonietta e Luigi XVI, oppure Napoleone (1840). Per quest’ultimo è sufficiente confrontare le pagine dedicate da Stendhal alla battaglia di Waterloo per comprendere il diverso rapporto tra i due scrittori e i loro mostri sacri, che Stendhal utilizza come pretesto di scrittura, mentre Dumas gli sta accosto, li spia, si sostituisce a loro, in un rapporto così intimo da annullare qualsiasi distanza tra autore ed attore. Però Dumas è un romanziere cinematografico ante litteram, sedotto dai percorsi e dai fremiti dell’azione a rotta di collo, che in parte svia l’attenzione del lettore dalla sua frequentazione confidenziale della Storia. Mentre Mantel ne fa il fulcro dei suoi libri, azzera l’innesto della fantasia sulla realtà, si attiene ai fatti accertati con la stessa fluviale immedesimazione di Dumas, ma contraddistinta dalla scelta di privilegiare l’avventura del pensiero, delle psicologie, dei discorsi che decidono la sorte delle persone e delle nazioni in modo ancora più potente delle armi.

Lentamente, pagina dopo pagina, si annusa il profumo di timo dei giardini, gli effluvi dei lamponi alla panna e delle creme alla mandorla, il calore delle fucine, l’abbaiare delle cacce, l’impalpabilità delle sete, i segreti delle contabilità, il tonfo delle decollazioni, i passi trepidi di una corte spesso ridotta ad un sontuoso, intricato e incestuoso affare di famiglia. Si accavallano i caratteri, si intromettono i ricordi, si annodano e si sciolgono i rancori, le convenienze, i privilegi, i sospetti, i castighi. Anche se non mancano i grandi squarci (come l’apertura di Anna Bolena, che costringe ad una vertigine verso l’alto degna di Tiepolo) il tono è quello dei colloqui e, soprattutto, delle idee, delle intenzioni e delle emozioni. Resi con un’accortezza unica anche sotto il profilo della tecnica letteraria, perché i dialoghi espliciti proseguono con quelli della mente, senza che le tradizionali virgolette si aprano e si chiudano nei momenti canonici. Una formula singolare e quasi avanguardistica che tuttavia ben si accomoda all’interno di tanta augusta classicità e consente di penetrare oltre le psicologie dei personaggi, attingendo in diretta alle loro coscienze.

In particolare a quella di Thomas Cromwell, il gigante in soggettiva di questi primi due libri, cosmopolita, poliglotta, capace di operare la cataratta di una cagna forgiando a mano l’apposito strumento, di stabilire il costo, la tessitura e la provenienza di una stoffa, di interpretare cavillosamente la Bibbia, di speculare finanziariamente con successo: padre, marito e poi vedovo che si interessa di tutti gli aspetti della propria privata domesticità, apparentabile del resto a quella stessa del regno… E ancora avvocato pragmatico e sottile, arbitro di parte, prima garzone, poi borghese, infine Conte di Essex; pacato, equilibrato, facondo, eppure ammantato di silenzio e capace delle malinconie solitarie di chi comprende l’esistenza senza poterla partecipare agli altri, sempre all’insegna di una calma così controllata da assomigliare a una fatalità. Individuo con una maschera mondana, ma senza oroscopo (in quanto di nascita doppiamente oscura, sia nella data che nella paternità) e quindi liberamente consapevole di essere l’unico artefice del proprio destino, attraverso una vigile, curiosa, inesauribile laboriosità, più ascrivibile all”epressione di un’etica protestante che ad una forsennata ambizione di riscatto.

Così come ne L’uomo dei sogni di Jean- Christophe Rufin, con il quale vi sono parecchi i punti di contatto, parrebbe di assistere ad un ritorno al passato attraverso il futuro, con il rinvio all’indietro dei nostri moderni supereroi, anche se privi di kryptonite o di ragnatele. Ma la Storia è lì, a ricordare la selezione della specie e l’emergere di quei pochi che l’hanno realmente forgiata, in tutta la loro umanissima eccezionalità. Qui avvalorata non solo dalla acribia della preparazione specialistica, ma dal restauro dei fatti stessi, estrapolati dalle cronache, dai documenti e dagli studi per essere consegnati alla letteratura in tutta la loro riconquistata brillantezza.

Mantel, pur se in modo del tutto personale, sembra muoversi in parte come la Marguerite Yourcenar di Memorie di Adriano, in parte come Piero Citati, grande e arbitrarissimo critico che si appropria dei suoi temi e dei personaggi, diventandone una sorta di sapiente ventriloquo. Una volta assimilato tutto quello che c’è da sapere, l’autrice infonde il suo respiro ad un piano rigoroso dell’opera, che rispetta la cronologia dei fatti e nel contempo la altera attraverso le lacerazioni della memoria e, soprattutto, dell’interiorità, con corsi e ricorsi ciclici che non sono ripetizioni, ma sottigliezze degne dell’abilità speculativa di Samuel Richardson (Clarissa, 1748). Sicché una figura coniugale intravista per un attimo come un presentimento (la cuffia bianca, il respiro gentile che la morte interrompe nel ripetersi di un abituale saluto sulla soglia) diventa nel tempo e nei capitoli uno dei tanti rintocchi pretestuali che talvolta appendono la narrazione tra cielo e terra, secondo i travagli spirituali e mondani dell’epoca: eresie, stregonerie, interpretazioni luterane o meno delle dottrine, utopie di Moro, cogenze dinastiche, politiche ed economiche….

Inghilterra, Austria, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Italia; re, regine, vescovi, diplomatici, studiosi, cortigiani, servi, animali, cibi, fiori, profumi, palazzi e suppellettili, tutti incarnati da un’autrice che li sa rievocare come personali sobborghi della mente e domestici coinquilini dell’anima, con la consuetudine acritica di chi, conoscendoli a fondo, li ripropone secondo uno scambio forse arbitrario, ma tipico di un replicante pieno di talento e di partecipazione: con una grande, singolare capacità di organizzare, gestire e tenere sempre alta la nota di una scrittura di congenita maestria, che appassiona e avvince sia in virtù degli accadimenti e delle personalità narrate che, soprattutto, nel modo di ridar loro – e al lettore – un’altra, indimenticabile occasione di vita.

WOLF HALL di Hilary Mantel , Fazi Editore 2011, 779 pagine,17,60 euro

ANNA BOLENA,UNA QUESTIONE DI FAMIGLIA di Hilary Mante, Fazi Editore 2013, 505 pagine, 15,92 euro

LE CITAZIONI

“E’ saggio tenere segreto il passato anche quando non c’è nulla da tenere segreto. Il potere di un uomo sta nella penombra, nei movimenti appena intravisti della mano e nelle espressioni indecifrate del viso. Quel che spaventa la gente è la mancanza di fatti certi:è la breccia che si spalanca, nella quale va a riversare le proprie paure, le proprie fantasie, i propri desideri”.

“La pagina di un libro dei conti è lì per essere usata, come una poesia d’amore, non per essere guardata annuendo e poi archiviata;è lì per schiudere il cuore al possibile. E’ come le Sacre Scritture: sono lì per essere meditate e far da sprone all’agire. Ama il prossimo tuo. Studia il mercato. Moltiplica gli atti di carità. Il prossimo anno realizza numeri migliori”

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Marinella Doriguzzi Bozzo

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