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ORA CHE E’ NOVEMBRE

ORA CHE E’ NOVEMBRE

Due lontani premi Pulitzer a confronto : Ora che è Novembre , pubblicato nel 1934 , vinse l’anno seguente , battendo Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald ( all’epoca i premi erano tali, e i concorrenti pure ) ; Furore , di John Steinbeck , lo vinse invece nel 1939 . Entrambi parlano di lavoro , di povertà , di sudore, di siccità , di fuoco , e di quanto è doloroso l’accanimento vitale della speranza . Ma mentre il primo è stanziale , ancorato alla meraviglia ripetitiva della natura e al suo inconsapevole quanto tirannico arbitrio , il secondo è un lungo viaggio dall’Oklahoma alla California . Nel primo , una famiglia succube di una terra avara e ingrata che comporta fatiche , stenti , debiti e angosce , ripete i propri giorni sempre uguali incistata in un perimetro geografico e meteorologico che sembra non avere nemmeno il pudore di variare i tempi e le attese, come un Eden avverso fuori da tutto . Nel secondo , la famiglia protagonista attraversa non solo Stati e vicissitudini , ma anche la Storia della Grande Depressione americana e della Dust Bowl che ridusse a polvere le grandi e feconde pianure dell’epoca . Il primo è fermo , ripetitivo , lirico ed intimista , il secondo dinamico , epico , sfaccettato ed esistenzial sociologico . Eppure entrambi hanno il comun denominatore di una sapienza letteraria coinvolgente e disperata che si abbranca feroce ai destini degli umani e sembra ricacciarli sempre allo stesso punto di partenza , negando non solo qualsiasi anelito di espressione e di affrancamento dalla miseria , ma riducendo ognuno alla nuda fatica di stare al mondo , tanto che l’unica miglior vita sembra fornita solo dalla morte.

Ora che è novembre è dunque una sorpresa rispetto al ben più celebre Furore , portato anche al cinema da John Ford con Henry Fonda , così come una sorpresa è la sua autrice Josephine Johnson , che lo scrisse a soli 24 anni , prestando il suo io narrante alla seconda di tre sorelle adolescenti , figlie di una madre limpida e indispensabile nella sua fede operosa in Dio e nella famiglia , e di un padre maschilmente a disagio con le cose da donne , quindi più propenso alla responsabilità materiale del mantenimento , che non alla partecipazione o all’empatia . Empatia che invece è la cifra narrativa della protagonista , attraverso cui entriamo in contatto non solo con le austere e deprivate dinamiche umane , ma , soprattutto , con quelle del contesto naturale , che questo libro ha il dono di far emergere grazie ad una scrittura e una passione tali da far assurgere una storia agricola ad una forma di aristocratico pantheon , apparentabile ad un animismo laico. Laico perché Dio è lontano , in chiesa , nelle prediche , mentre la terra l’aria la vegetazione si toccano , si vedono , si accudiscono con la consapevolezza amara di trovarsi davanti a qualche cosa di infido e gentile insieme , che offre come sola certezza l’incostanza , ossia qualcosa che va comunque per la sua strada, come se gli uomini non ci fossero.

Strutturato intorno all’avvicendarsi di tre stagioni, la primavera come premessa o promessa, l’estate come siccità, l’autunno come fuoco e come lutto, tutto sembra essere sempre ad un passo da qualsiasi modesto anelito che viceversa continua a tornare indietro come il sudore amaro degli incubi ripetitivi, mentre i giorni e le azioni sono così monotoni da rendere significanti nel ricordo anche le più piccole variazioni. E ,nell’andirivieni di un tempo gravato dal peso di doveri senza esiti , i giorni trascorrono l’uno dentro l’altro con il lento mutare e maturare della luce, della temperatura e della vegetazione, finchè un’incarnazione maschile altrettanto frugale ma più ferma e benevola di quella paterna non increspa appena le acque, senza che nulla del contesto muti , come in tutti gli amori interiori e come in tutte le energie senza sbocco. E se di storia d’amore si deve parlare, quella mancata uomo – donna non è che un pallido riverbero di quella non corrisposta fra la protagonista e la natura : ammirata, custodita e gioita senza mai esserne ricambiati .

Consigliato a chi apprezza la scrittura che disvela, le descrizioni che ammaliano, le riflessioni di senso, “quando sembra che ci sia sempre tanto tempo domani e poco subito”. E quando si trova comunque “il coraggio di affrontare le mattine, che è tutto quanto il cuore può chiedere”.

Il libro

ORA CHE E’ NOVEMBRE ( Now in November) di Josephine Johnson , Bompiani 2016, 181 pagine.

L’autore

Josephine Johnson ( Missouri 1910, Ohio 1990) si aggiudicò il Pulitzer nel 1935 , a soli 24 anni, paragonata per la qualità della scrittura a Emily Dickinson e a Emily Bronte. Pur non riuscendo più a rinnovare il successo del suo precoce esordio , vinse varie volte anche il premio O. Henry per i suoi racconti. Un altro suo romanzo tradotto in italiano è Il viaggiatore oscuro ( 1963)

La citazione

“Padre era come Kerrin, non riusciva a cogliere il capolavoro di un bruco o a farsi riempire dall’ombra di una foglia, e in questo noi eravamo più vecchie di lui, però giovani nella cecità che ci impediva di vedere il peso della sua responsabilità e di sentire l’invasione di quella paura che lo induceva a desiderare la sicurezza a spese della nostra felicità”.

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Marinella Doriguzzi Bozzo

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