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LA VITA DAVANTI A SE’

Rileggere un libro è sempre un azzardo : cambia il contesto intorno , cambia la memoria , magari cambiamo noi : quindi cambia anche il libro . Inoltre , il tempo disponibile diminuisce sempre piu’ velocemente e ci si chiede se valga la pena guardare di nuovo indietro piuttosto che  continuare a immergersi nell’oggi . Però l’oggi letterario lo viviamo quotidianamente ,  con oltre un centinaio di titoli all’anno  , e non ci piace nemmeno troppo : ci sono piu’ scrittori che talenti .  E allora perchè no ? Scegliamo Romain Gary sia per la sua qualità che per il titolo in personale controtendenza : La vita davanti a sè , e che la scommessa cominci .

E la scommessa si dipana nella Francia degli anni 70 , segnati dal riflusso della normalizzazione dopo gli sconvolgimenti del 68 , mentre i traumi della seconda guerra mondiale sono tuttavia ancora vivi e la recente guerra d’Algeria influenza ancora le differenti comunità del quartiere di Belleville , dove il flusso migratorie dalle ex colonie  nordafricane e sub sahariane disegna un ghetto di emarginazione e di sopravvivenza , sempre oltre i confini della legalità , tra prostitute , protettori , travestiti , clandestini e  tossicodipendenti . Ma il mosaico multietnico e miserabile , nonostante la povertà brutale  e le barriere culturali e religiose , si autoprotegge dalla polizia e dalle istituzioni con un forte codice di mutuo soccorso dal basso. Dieci anni dopo , la Belleville di Pennac – Malaussène manterrà lo stesso spirito multiculturale e solidale , contrapponendo tuttavia alla malinconia claustrofobica di Gary un’aura colorata e picaresca , da favola urbana a fumetti.

In questa enclave degradata si muovono tre personaggi principali : quello della sessantenne  Madame Rosa , ex prostituta polacca scampata ad Auschwitz  che , quando si muove ,  sembra un trasloco tanto le enormi chiappe le si congiungono direttamente alle spalle ; e che gestisce una specie di rifugio , a pagamento , ma anche gratuitamente , per i figli piccoli delle filles de joie che non possono tenerli , cercando anche di dare in adozione i non piu’ reclamati da nessuno ; quello di Hamil , venditore di tappeti , che è un grand’uomo , se le circostanze gli avessero permesso di diventarlo ; e quello del protagonista , il decenne Momò , presunto arabo dalle certe origini incerte , con il naso piccolo e gli stessi seduttivi capelli neri in contrasto con gli occhi azzurri  ritrovabili in Delly o in Grand Hotel … solo che  Momò ha una straordinaria disposizione per l’inesprimibile , e ci racconta così la sua storia , di cui taceremo , anche per dare spazio ad un libro sul libro , ovvero alla vorticosa mossa escogitata da Gary medesimo come autore .

Dunque  il decenne Momò , che regge il tutto  monologando , e quindi  rappresenta sia il pensiero che il linguaggio dell’opera – in qualche modo apparentabile a quello di Huckleberry Finn  – con un’ingenuità a suo modo espertissima e “filosofica”, ma priva dei filtri morali , sociali e culturali degli adulti . Impresa autoriale  magica e straordinaria che utilizza una forma particolare di  straniamento verbale impastandolo di innocenza , di  brutalità e di umorismo : la sintassi è distortamente fluida e utilizza i discorsi orecchiati dai grandi creando accostamenti bizzarri e originali che si trasformano involontariamente in aforismi profondi , sottolineabili piu’  volte ad ogni pagina . Intanto il contrasto con l’ambiente intorno imperversa melodrammaticamente smascherando l’ipocrisia del mondo e scaraventando Delly e Grand Hotel nel degrado piu’ assoluto , secondo una necessità di sopravvivenza fisica ed  emotiva che esige di dare un senso al dolore, alla paura, all’abbandono e alla morte . L ‘autore fa dire al suo protagonista verità terribili sulla vita , la società, la medicina, le religioni …con il sorriso e la noncuranza di chi pensa che il mondo sia – semplicemente – fatto così , abolendo ogni retorica e ogni mediazione , in modo da trasformare la cruda realtà in una poeticissima riflessione esistenziale .

Anche la struttura , come lo stile , gioca sul continuo sfasamento tra il tempo degli eventi e quello del loro racconto , ossia tra il Momò che ha vissuto e il Momò che organizza i ricordi e riflette sul proprio passato dando la sensazione , tra continue anticipazioni e digressioni , di un flusso di coscienza spontaneo che viceversa è acrobaticamente organizzato dall’autore . Inoltre , mentre la prima parte si apre al mondo esterno e alla sua straordinaria coralità , la seconda si restringe progressivamente dalla strada alla casa fino ad un buco nel seminterrato : i fascinosi personaggi secondari arretrano sullo sfondo e il finale si rastrema su Madame Rosa e Momò isolandoli nell’acme dell’intimità e della tragedia . Ma la storia non finisce qui , perchè è anche un testamento postumo , almeno per i lettori .

Negli anni 70 Gary è uno scrittore affermatissimo , che ha già vinto il Prix Goncourt una ventina di anni prima con lo struggente Le radici del cielo. Sentendosi intrappolato da una critica che lo considera sorpassato , pubblica nel 74 il romanzo Gros calin con lo pseudonimo di Emile Ajar : successo immediato che diventa travolgente nel 1975 ,  con la pubblicazione di questo libro , che ottiene il Goncourt , premio  non assegnabile  due volte ad uno stesso autore . Per mantenere il segreto su questo alter ego inesistente , Gary ingaggia un suo cugino perchè interpreti Emile Ajar di fronte a giornalisti ed editori . Ma la situazione sfugge di mano: il cugino , recitando la parte  , si appropria di tutti i meriti . Nel 1979  l’autore  – sessantaseienne –   scrive   Vita e morte di Emile Ajar : vendetta contro i critici , bisogno di sfuggire a se’ stesso vivendo una seconda giovinezza letteraria , dimostrazione della purezza di un talento indipendente dalla celebrità . Il libro esce postumo nel 1982 , due anni dopo il suo suicidio . E getta , con una beffa  unica nella storia letteraria , ulteriore luce sul nostro titolo : la liberazione da un’identità scaduta , la rinascita in un bambino con la vita davanti a sè , il ritrovamento di uno sguardo puro e sgrammaticato rispetto a quello dell’intellettuale disincantato e sfinito , e si potrebbe  continuare in questo sistematicissimo e singolare travaso della tematica del doppio .

La scommessa sulla rilettura l’ha vinta il libro , nonostante le nostre esitazioni . Tuttavia occorre aggiungere che si è inconsapevolmente barato . Avendolo letto  in francese nel 1975 , nè noi nè il resto del mondo nulla sospettavamo intorno ad Emile Ajar . Mentre questa volta la lacuna è stata colmata e ne è veramente valsa la pena .

 

Il libro

LA VITA DAVANTI A SE’ di Romain Gary , Neri Pozza 2005 , 214 pagine

VITA E MORTE DI EMILE AJAR , di Romain Gary , Neri Pozza 2016 , 180 pagine

 

La citazione

Per me è stato un colpo sapere che ero a pagamento . Credevo che Madame Rosa mi volesse bene gratis e che ci fosse qualcosa tra noi

Io penso che per vivere bisogna mettercisi molto presto perchè dopo si perdono tutte le forze e regali non te ne fa nessuno

Ho chiuso gli occhi ma ci vuol altro ed ero sempre lì , quando uno vive è una cosa automatica

Io alle cose strane non faccio molto caso perchè non vedo cos’hanno di diverso

In Francia i minorenni sono molto protetti e quando nessuno se ne occupa li mettono in prigione

Aveva alzato il bavero del soprabito e non aveva capelli come molti calvi

 

 

 

 

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