Film

LA KRIPTONITE NELLA BORSA

“Quand’eeero piccola, dormivo sempre al lume di una lampada, per la paura della solitudine,paura che non m’ha lasciato mai”. Mina urla melodiosamente la sua canzone, mentre la cinepresa inquadra un vicolo amaro lungo il quale arranca Valeria Golino, fulminata dalla scoperta del tradimento del marito. Siamo a pochi minuti dall’inizio, e già si capisce, pur senza saper nulla di Ivan Cotroneo (qui alla sua prima prova registica) che siamo nelle mani di un intellettuale della napoletanità. Con gli inevitabili alti e bassi, ossia con il coraggio di ibridare tutta la retorica dello Zappatore di Mario Merola con spunti socio-intimistici di conio eminentemente personale. Più alti, in verità, che bassi, perchè questo è complessivamente un bel film tutto italiano: originale, inventivo, affettuosamente accorato e ironico, filologicamente accorto.

Gli anni sessanta declinano in una Napoli di sfondo: capitale, provincia e nel contempo agglomerato di rioni come paesi, e comunque periferia delle mode americane già lungamente adottate e rielaborate altrove. In tinelli non marroni, ma impoveriti proprio dallo scrostarsi dei loro colori sgargianti, si affanna a vivere una famiglia numerosa di nonni, figli, mariti, amanti. Alcuni ligi formalmente alla tradizione, che li vuole fedifraghi ma cultori del motto “si fa,ma non si dice”; altri,i più giovani, tardivi figli dei fiori, tra LSD, femminismo, amore libero, sogni di un futuro lontano da una situazione squattrinata, in cui ce n’è comunque sempre per tutti.

Nel cuore di questa sciamannata quanto esemplare umanità, pronta a cianciare lungamente del superfluo come ad arrivare tacita e fulminea all’essenziale, si introduce Peppino, l’ultimo nato. Bruttarello, pensoso, paziente, osservatore; continuamente palleggiato tra custodi inaffidabili, che lo blandiscono perché rimanga sempre un po’ discosto dai loro affarucci di svago e di sesso. Deturpato da occhiali, che all’epoca erano un handicap quasi come la sedia a rotelle, il decenne Peppino è affascinato da uno zio anomalo, che circola con una mantellina da parrucchiera per signora, e crede e gli lascia credere di essere Superman. Quando lo zio muore sotto un tram, Peppino non gli consente di sparire, lo tiene con sè, a compensazione saggia e magica insieme della sua affollata solitudine. Fino al passaggio di testimone fra i due, che chiude iniziaticamente il film, con una rilettura della verità,ed un semplice quanto preciso messaggio sull’essere diversi.

Tratta dall’omonimo romanzo dello stesso regista (che ha alle spalle anche una lunga esperienza di sceneggiatore per il cinema e per la televisione) la pellicola appare, a tutta prima, come un sapiente collages di singoli spunti di racconto. Condotti con mano leggera e con occhio penetrante, tali da comprimerli in pochi tocchi essenziali, ma così incisivi e generosi da delineare l’occasione per molti altri film (si veda il regalo dei pulcini come l’avventura dell’ansiosa zitella). L’unitarietà dell’insieme è rappresentata da un’ispirazione metarealistica che cresce nel ricordo, fondendo comicità e dolore, avvenimenti e sogni, osservazioni sociologiche e simboli come interpretazioni. Grazie anche, o soprattutto, a questo curioso eroe che compare nei momenti del bisogno, e che a sua volta si evolve nel corso del film, magnifica maschera di Pulcinella dai super poteri fasulli,splendidamente interpretata da Vincenzo Nemolato. E che non sarebbe plausibile senza quella precisa fisionomia nasuta e quel preciso accento.

Sorretto da un evidente mestiere e da una commossa ispirazione, La kryptonite nella borsa è un luminoso esempio di come si possa innovare nella tradizione, riuscendo a giocare una partita difficile senza mai cedere un punto. Non solo in virtù dell’inventiva romanzesca e dell’acuto senso dei tempi della narrazione, ma anche in funzione delle numerose abilità tecniche, che ci restituiscono gli ambienti, le suppellettili, i vestiti, i discorsi, i suoni e i colori di un’epoca precisa dell’Italia che fu (ma che in qualche modo è ancora attuale). Con un’intelligenza, sia di cervello che di cuore, capace di coniugare la piacevolezza dell’intrattenimento con notazioni più profonde, levigando il tutto in una sorta di sberleffo sia dolente che bonario. Istruttivo coma la vita, se solo la si sapesse veramente adoperare.

LA KRIPTONITE NELLA BORSA di Ivan Cotroneo, Italia 2011 , durata 98 minuti

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Marinella Doriguzzi Bozzo

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