Film

A SERIOUS MAN

C’è giustizia a questo mondo? Se sì, bisogna immaginare un sistema di premio/punizione che presupponga un ordine superiore; se no, moriamo e nasciamo nella disperazione dell’assenza di senso. Dotato di un prologo antico, quasi per abituarci all’ambiente e alle credenze radicate della religione dei padri, il film si svolge ai giorni nostri, ed è consigliabile solo agli ottimisti o perlomeno a coloro che, oltre a non soffrire di mania di persecuzione, non cominciano ad avvertire puzza di bruciato rispetto alle loro speranze ed illusioni.

Il protagonista è un uomo medio, anzi, mica tanto, nel senso che tenta di comportarsi bene , e di essere un giusto. Ma i tempi e l’ambiente lo bollano come un debole , e forse in parte lo è . Inoltre la vita gli dà solo, sempre , sistematicamente torto: dalla famiglia, alla società, al caso, che è talmente ripetitivo, da sembrare graniticamente scolpito nel grande rotolo del destino. Nel dubbio che il caos o il caso- inammissibili nella loro sfacciata puntualità rispetto a un qualsivoglia Dio – lo bracchino, il nostro aspirante mensch si rivolge come Giobbe ai vari rabbini, che dovrebbero rappresentare la voce divina declinata su una lungamente meditata sapienza ed esperienza umana. Ma tutto continua a franare fino all’ultimo, senza redenzione.

Metafora del nostro volgarissimo “la sfiga ci vede benissimo”, nobilitato dall’ambientazione ebraica che offre un tocco in più al contorno, anche se magari i non addentro si perdono qualche riferimento di troppo, il film ha una sceneggiatura ed una articolazione che ruota intorno ad una sola idea, che è quella del libro sapienziale della Bibbia. Naturalmente un Giobbe mediocre, che non passa dalle stelle alle stalle per essere messo alla prova, ma per il quale le stelle sono una lieta sopportazione o non comprensione del contesto, qualche modesta ambizione di carriera, una famiglia ordinata, il rispetto delle tradizioni, e poc’altro. Mentre intorno a lui tutti sono più falsi , più scafati, più cattivi, più isterici, più tentatori, e ne approfittano. Certo, le mezze maniche del travet inibiscono la grandiosità della ribellione del grande patriarca biblico, che curiosamente viene poco citata .Quando, giunto alla fine del suo secondo pezzo di vita trascinata nello sterco, finalmente si incazza e dice a Dio: ma quand’è che tutto questo finisce? ” Perchè i verdi anni già passano e su strade da cui non tornerò io cammino”.

Come dire che – alla faccia della trascendenza – siamo allevati tutti, credenti e non credenti , ad aspettarci di più dalla vita. Errore. Le nuvole sono sempre in agguato. Intorno a questa unica idea che pone parecchi altri interrogativi metafisici, qui annegati dalla mediocrità di una borghese vita americana in serie come le casette dei giochi, i Cohen si muovono con il gusto di una quasi sadica ironia murando vivo il non eroe attraverso un accumulo di piccoli e grandi tocchi che si ripetono , echeggiandosi tra di loro, alcuni dei quali veramente irresistibili. Un bel film , che non ha la potenza e forse nemmeno la pretesa delle pellicole migliori della ditta C&C, ma che riesce a coniugare una -disperata? – nuova leggerezza da maturità con la categoria dell’esistenzial drammatico, procedendo per indovinati , arguti , divertenti e divertite stratificazioni delle stesse tonalità. Se ci si vuole interrogare e pensare, liberissimi. Se si vuole soltanto sorridere, ed esercitare nel contempo una certa forma di compensativa rivalsa per le nostre miserie, va benissimo lo stesso.

A SERIOUS MAN di Joel e Ethan Cohen, Usa 2009 , durata 105 minuti

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Marinella Doriguzzi Bozzo

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