VENETIANS Il segreto dell’Arsenale
Innazitutto , perché questo libro , fra i tanti che riteniamo di non recensire ? Perchè ogni giorno siamo un po’ orfani di Venezia , perché ci piace la storia che abbiamo studiato tanto , anche se la memoria ormai ci tradisce , e perché Luca Josi , intellettuale sessantenne ancora intrigantemente adolescenziale , è stato prima un giovane politico all’epoca di Bettino Craxi e poi un uomo di media e di comunicazione . Dunque un perfetto novello autore per indagare un po’ su cosa sia diventato oggi il romanzo storico come prodotto di relativa massa , dopo i grandi padri fondatori ( Scott , Manzoni , Dumas , Wiseman , Tolstoj ,Flaubert ) i successivi innovatori ( Eco , Yourcenar ,Manfredi ) fino ai contemporanei Mantel- la piu’ grande -Follett , Cornwell , Scurati .
Ma riavvolgiamo per un attimo il nastro . I nuovi titoli stampati ogni anno in Italia sono intorno agli 80.000 , con una tiratura di 160 milioni di copie ; le vendite si aggirano intorno ai 95 milioni di libri cartacei e ai 10 milioni di scaricati su e-book , mentre gli audiolibri sfiorano i 25 milioni . La narrativa italiana e straniera vale circa il 55% del mercato , la saggistica il 25/30 % , i fumetti e l’infanzia il 15/20% . All’interno della narrativa , i generi piu’ venduti sono i gialli-thriller-noir , seguiti dal sentimentale-romance e dal fantasy / fantascienza ; fino alla nostra narrativa storica che non segnala flessioni , anzi mantiene una quota testardamente solida , con un pubblico ad alto tasso di fidelizzazione*.
Le caratteristiche principali di quest’ultimo genere sono la ricerca archivistica , e quindi un certo rigore documentale di fondo , riscontrato quasi puntualmente in questo e in altri testi . L’immersione nell’ambientazione che porta il lettore a vivere come in una macchina del tempo , tra architetture , arredi, supellettili , usi e costumi verosimili , con personaggi storici reali , e personaggi inventati, mescolando così grande storia e microstoria . Le saghe familiari , che seguono gli alberi genealogici nel tempo , tipo I leoni di Sicila di Stefania Auci , e i biopic romanzati , focalizzati sull’intimità di un personaggio storico , vedasi la quadrilogia di Scurati su Mussolini .
Sotto il profilo commerciale , ci pare che le quantità lette ci autorizzino a tracciare un profilo del lettore tipo , con l’aiuto delle statistiche : ultraquarantenne , affezionato ad un genere che non abbandona malgrado le delusioni , favorendo così una domanda di lungo periodo sul prodotto , che dà luogo ad una disponibilità del medesimo molto longeva , dall’uscita nelle librerie fino alle ristampe tascabili . Quindi il marketing corrispettivo si stabilizza e specializza sulla domanda di atmosfere , di stampe, di oggetti , di cibi e di suoni , con copertine spesso seppiate e spesso in caratteri eleganti , a simulare i cuoi , gli ori e le illustrazioni delle epoche passate….mentre le sinergie con il cinema e le serie tv diventano un potenziamento fondamentale , raggiungendo di ritorno anche gli iniziali non lettori e tornando così a far reimpennare il cartaceo . Infine , il romanzo storico non passa comunque mai per un divertimento leggero e , in una società piu’ di status che di Stato , regala altresì un blasone che viene ulteriormente remunerato da prezzi piu’ alti .
Cio’ premesso , come si comportano i nostri autori (della compagna di Luca Josi , Alessandra Scattaglia , possiamo dire solo che è una ricercatrice ) rispetto agli stilemi sopra adombrati? Partiamo dal titolo : Il fastidioso VENETIANS con al seguito , in minuscolo , Il segreto dell’Arsenale , si configura a priori come una serie e , se non avrà il pensato successo , rappresenterà l’ormai imperante “Edizione limitata”, ballon d’essai tipico della cosmetica . Non a caso lo stile , così lontano dall’eloquio di Josi , sempre interessante , ma articolato come quello del commissario Adamsberg , ossia da spalatore di nuvole , è non solo essenziale e mai intrappolato dalla tentazione poetico-cartolinesca che Venezia irrimediabilmente suggerisce , ma pragmaticamente costruito per un copione cinematografico , in cui trionfano i dialoghi apodittici , con luci e bui già in smaccato favore di fotografia .
Il genere è evidentemente storico e l’ambientazione cinquecentesca trova la Serenissima all’apice della sua gloria , con sullo sfondo i sintomi della futura decadenza .Ma , a rilanciare un surplus di valore aggiunto , si interpolano i temi di una sfida tecnologica originale , importata dal vero e preannunciata dai disegni di Leonardo , intorno a cui ruotano il controllo delle notizie e la deterrenza militare : le potenze straniere infiltrano le loro spie , l’Arsenale ricorda l’odierno Pentagono , gli equilibri tra Stato pontificio , Germania , Francia e Spagna adombrano i temi della Guerra Fredda , mentre l’imminente elezione del nuovo Doge intorbida ulteriormente le acque . Così che , per non perdersi assolutamente nulla , al romanzo storico si aggiungono gli elementi tipici del poliziesco , del thriller , nonchè della filigrana geopolitica e politica , a richiamare insistentemente anche le ombre sul muro del presente , gestione dell’informazione compresa .
Peccato che , ad eccezione di Bragadin padre , di Pietro Loredan e di Sebastiano Venier , che almeno dispongono bignamescamente di qualche fraseggio meno superficiale , gli altri personaggi , a partire dal protagonista Marcantonio , non profumino nemmeno di vecchia celluloide , ma respirino il cartonato : cenni estetici sommari e stereotipati , pensieri da acquario , psicologie indifferenziate , sentimenti rattrappiti .. ..Anche loro vittime dell’esperimento dell’autore , che li tratta come i pezzi , neanche d’avorio , del suo gioco di scacchi , programmato a tavolino . E che ha certamente fatto una scommessa , mettendo a frutto i suoi saperi anche dignitosamente , non potendo aspirare ad essere uno scrittore . Per mancanza di passione , di urgenza , di disinteresse per i risvolti al contorno , di fervore creativo . Quindi , se il progetto dovesse continuare , gli augureremmo di immergersi un po’ in Mantel , di cercarsi un attore con un carisma non arginabile , un regista del calibro di Joe Wright, degli sceneggiatori come Sefano Bises e Davide Serino ( serie televisiva M il figlio del secolo ). Nonche’ , paradosso, di consultare un esperto di comunicazione che gli spieghi come non si possa lasciare il lettore a metà , a un terzo, o a un quarto di una storia di questo tipo , visto che non si sta leggendo a puntate , nè comprando un progetto in divenire, ma un prodotto che dovrebbe essere finito, salvo continuare poi con altre storie . Complice pure la critica , silentissima sul fatto, che viceversa è di una scorrettezza gravissima . Dalla quale ci emenderemo , rassegnandoci Serenissimamente a non saperne piu’ niente , trattandosi , per giunta , di una lettura da aeroporto o da treno . Concedendo , solo per evangelica indulgenza , la prima classe.
*Dati AIE , Euroborsa , www.giornaledellalibreria.it
VENITIANS Il segreto dell’Arsenale di Luca Josi e Allegra Scattaglia , Sonzogno , febbraio 2026 , 303 pagine
Giovanni Grubasc – 1830/1919 – Piazza San Marco al chiaro di luna