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TENTAZIONE

Con la fine della prima guerra mondiale l’impero austroungarico si dissolve: a partire dal 1918 si instaura in Ungheria la repubblica democratica di Karolyi, cui succede la reazione anticomunista con quella dei Consigli guidati da Kun, mentre nel 1920 si consolida  il  regime di Horthy ,che vede una società politicamente polarizzata , con un forte risentimento di matrice nazionalista.Il territorio e la popolazione si ridimensionano drasticamente, conservando tuttavia una struttura agraria caratterizzata da forti disuguaglianze fra contadini e proprietari terrieri, mentre tutte le diverse attività economiche , i servizi, i consumi e le forme di un borghesismo cosmopolita si concentrano nella sola Budapest.Negli anni 30 la crisi economica internazionale aggrava le difficoltà del paese: aumentano il peso delle correnti antisemite e l’avvicinamento alla Germania nazista, lungo un percorso molto rapido di progressiva radicalizzazione.

In questo contesto appena sintetizzato  perché quasi mai illustrato nè nominato dall’autore ,si muove la complessa stella  di Bela, concepito accidentalmente da una madre sedicenne che ha cercato invano di abortire e che lo abbandona in un  miserrimo paesino di contadini, per cercare di sopravvivere a Budapest come domestica. E il  protagonista bambino, affidato ad una ex prostituta, cresce patendo la fame assoluta, il freddo e i maltrattementi, con l’unica luce di un singolare  maestro di scuola. A quattordici anni la madre lo riprende con sé in un fatiscente quartiere periferico della capitale, contrassegnato da una lotta ossessiva e disperata per la mera conservazione fisica.Poi Bela riesce a farsi assumere come ascensorista- fattorino in un grande albergo di lusso , cominciando il suo apprendistato adolescenziale in bilico tra due realtà agli antipodi: l’abiezione  innominabile e inguardabile delle baracche e il lusso sfrenato ed ipocrita dei ricchi clienti dell’hotel.

Sceneggiatore di mestiere e di rango , Székely qui non tratta la storia vissuta anche sulla propria pelle in termini di primi piani documentati di matrice scottiana o manzoniana: la lascia viceversa come un’ombra retrostante a premere ferocemente   sul protagonista e sulle figure al contorno , causa implacabile dei loro comportamenti e delle loro scelte secondo un determinismo di impronta zoliana, reso tuttavia ancora piu’ drammatico. Perchè nella   meccanicistica catena causa – effetto di Zola insinua prepotentemente la presenza costante e intelligente di una coscienza, e quindi di un anelito  perdente ma  altrettanto costante : la tentazione fra il conveniente e il giusto. E questa tentazione onnipresente torce il racconto facendone un’epopea sul destino di un personaggio centrale come di una nazione. Perchè qui non si tratta di un potere che si esercita dall’alto, attraverso il regime e le sue istituzioni, ma di un potere inesorabilmente trasmissivo, che si riproduce lungo tutta la scala sociale, fino al rapporto quotidiano fra gli individui.E’ un contagio politico che  diventa costume, comportamento , disposizione nei confronti della vita: chi occupa posizioni subordinate cerca di compiacere chi gli sta sopra; chi dispone di una pur piccola autorità la esercita su chi gli sta sotto.I rapporti non sono necessariamente identici ad ogni livello, ma le logiche si ripetono in modo ossessivo : adeguarsi alle aspettative del superiore, riceverne protezione e vantaggi, riaffermare la propria importanza su qualcuno piu’ debole.Come si diceva, la storia ungherese rimane fuori campo, tradotta ed esemplificata, perfino un po’ manicheamente, nei vari personaggi, con una gamma di sfumature che non contrappone  soltanto il povero al ricco, il contadino al cittadino ,il  potente all’oppresso, ma circola verticalmente , nel senso che anche chi ne subisce gli effetti può contribuire a riprodurne i meccanismi.E questo vale anche per le forze comuniste di opposizione, legate ad una clandestinità segreta e quindi continuamente spiata e braccata.

Dunque Székely deve tentare di descrivere un paradosso : il suo personaggio Bela è continuamente di fronte al bene come al male, ma non puo’ scegliere , perché la sua scelta è minata alla base dalla sua totale mancanza di libertà non solo dalle necessità primarie  di digestione e di respiro , ma anche dai ricatti che viceversa gli  consentirebbero di sopravvivere almeno decentemente.E risolve il dilemma tripartendo cronologicamente la vicenda, insistendo sui personaggi principali e al contorno accuratamente  esemplicativi dell’humus sopra accennato, nonché installando un’angoscia quasi metafisica nello spettatore , intrappolato  da una situazione claustrofobica cui non puo’ sfuggire, secondo dinamiche mutuate dalla suspense dei film di spionaggio.E se si parla di film e di spettatori non è tanto perché si voglia sottintendere una scrittura banalmente definibile come  cinematografica, ma perché questo romanzo è concepito considerando il lettore come un eventuale regista o addetto comunque ai lavori:  gli attori  si muovono  secondo le modalità recitative minuziosamente suggerite dal  copione, nonchè secondo dinamiche focalizzate sul dramma cui abbiamo accennato, lungo un percorso in cui ogni personaggio rappresenta una parte dimostrativa dell’assunto.Con parsimonia assoluta nei confronti della Storia, tratti scenografici precisi in termini di luoghi e ambienti, non solo in termini di arredi, ma addirittura di luci e di immobilità o meno rispetto al movimento.Ne deriva un libro non dimenticabile, che usa un linguaggio che si potrebbe definire di  supporto strumentale alla rappresentazione, ossia ingegnoso, agevole, disinvolto ma senza rivelazioni autoportanti , con un’economia d’insieme che non è povertà di intenti, ma volontà impressionistica nei confronti di chi  guarda; e , guardando, completa tutti gli omissis logici e inventivi  che viceversa sono lasciati alla disposizione o alla  fantasia di ciascuno.

I difetti e le carenze sono visibili: la prima parte, che ricorda dappresso La vita davanti a sé di Gary ,prevale per inventiva e freschezza sulla seconda, che a sua volta appiattisce la terza in un cumulo di giravolte narrativamente piu’ stanche e ripetitive.Ma, considerata la vita dell’autore , si giustifica in qualche modo come una forma di catarsi che, in quanto privata e vissuta, fa sì che il libro riprenda a sua volta vita a ottanta anni dalla sua pubblicazione, come analisi e anche come monito ai pericoli che potrebbero ripresentarsi.

l libro

Kisértés (Tentazione)è stato pubblicato in inglese con il titolo Temptation nel 1946 sotto lo pseudonimo di John Pen.In Italia , da Adelphi, nel 2009 nella collana Fabula; nel 2023 in edizione economica, 787 pagine

L’autore

Janos Székely nasce a Budapest nel 1901.Giovanissimo, fugge in Germania a causa delle persecuzioni politiche e dell’antisemitismo.A Berlino comincia a scrivere per il grande cinema, ma  con l’ascesa di Hitler nel 1933 fugge a Hollywood, dove nel 41 vince l’Oscar  per il miglior soggetto originale con Arrivederci in Francia.Negli anni 50 la sua fortuna si interrompe durante la caccia alle streghe del maccartismo.Finito nella lista nera, si rifugia prima in Messico e poi nella Germania dell’est, dove muore nel 1958.

La citazione

In stanzucce appartate come quelle, con personaggi altrettanto sconosciuti, fra banalità e cialtronerie, ebbe inizio nell’intera Europa quel dozzinale romanzo storico dei cui sanguinari autori le  future vittime a quel tempo sorridevano, ancora lontane da ogni presentimento.

Una lampada si spense, nel salotto il buio divenne  ancora piu’  fitto ,al di là delle finestre spalancate era come se la notte si fosse rischiarata.Era una vista meravigliosa, assolutamente irreale.L’argento liquido del Danubio inondato dalla luna, le arzigogolate ghirlande d’oro dei lampioni sparsi sul  fianco della collina, le pallide trine di marmo dei Bastioni e in alto le svettanti cupole verdastre del Palazzo Reale, il cielo, le stelle…Solo al cinema avevo visto cose del genere, ero frastornato.

Le connessioni arbitrarie ( e virtuose )

Per la tematica della sopravvivenza, seppur non individuale ma corale , durante la Grande Depressione americana, Furore di John Steinbeck

Per l’ambientazione alberghiera, come contrappunto allo sguardo sempre dal basso all’alto di Bela:Grand Hotel di Vicky Baum : sguardi orizzontali.Un gentiluomo a Mosca di Amor Towles: sguardo dall’alto verso il basso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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