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TESSERE LA STORIA

Chi avesse avuto la ventura di leggere La famiglia Karnowsky , non si lasci trarre in inganno dalla riedizione di questo titolo . Nel primo si trattava di una genealogia lineare come una fucilata , tracciata dalle tre secche pallottole di nonno padre nipote . Qui ci si trova viceversa di fronte ad un  arazzo fitto  ed incalzante che ha come centro e sfondo la cittadina  polacca di Lodz , assorbita dall’impero russo durante la prima Grande Guerra del Nord ( 1700-1721) : divenuta rapidamente il più importante conglomerato tessile europeo dell’est , con un incremento demografico ed economico esponenziale , viene ricostruita da Singer come un presepio color seppia intorno alla fine del diciannovesimo secolo , durante una delle tante immigrazioni di polacchi , ebrei e tedeschi in cerca di sopravvivenza come di fortuna . E tutta la durata della composita vicenda è segnata dal passaggio della tecnologia meccanica a quella a vapore , sicchè migliaia di telai ticchettano o sbuffano fino alle conseguenze della prima Guerra Mondiale e della Rivoluzione di Ottobre , mentre periodi di penuria e momenti di prosperità si alternano , influenzati dal vantaggio come dalla difficoltà di essere sia una zona strategica che una terra di confine .

Romanzo di umane passioni , I fratelli Ashkenazi è al tempo stesso   una sintesi del vivere e  un’analisi quasi organizzativa di quelle gerarchie  deputate alla generazione di ogni possibile conflitto , mentre il tempo ne scolora o ne rinforza sia le radici  che le  ragioni . Si contrappongono così i padri e i figli , i padroni e gli operai , i rivoluzionari e le forze dell’ordine , i religiosi e gli atei , i vincitori e i vinti ,  la conservazione e l’innovazione , la ricchezza e la miseria , l’amore e l’odio , affidati sia al motore della documentazione che agli accadimenti inventati , mentre le scene di massa valorizzano le psicologie dei singoli giocando nel contempo il ruolo del destino o del caso . Descritto sommariamente in questi termini , potrebbe essere Guerra e pace , o I Buddenbrook o ancora qualche tassello balzacchiano del ciclo dei Rougon Macquart , per spingersi fino ad alcuni titoli  di Zola . Ma , se le affinità del classicismo d’autore ci sono tutte , la differenza consiste  nella profonda variazione del punto di vista : Israel Singer è un ebreo polacco , figlio di un rabbino come molti suoi personaggi , e scrive in yiddish . Pertanto la condizione dell’ebraismo orientale , irrigidito dalla spasmodica minuziosità delle regole e delle subordinazioni ( i giovani ai vecchi , le donne agli uomini , i civili ai rabbini , e tutti a Dio ) si dibatte incessantemente tra la prescrizione antica e lo scarto contemporaneo , la soggezione agli ordinamenti celesti e le lusinghe terrene del potere e del denaro ; con tutte le negazioni , le adesioni , i compromessi ed i trucchi mai sfiorati così schizofrenicamente dal cattolicesimo o dal protestantesimo . C’è chi si astiene dalla vita immerso nei sacri testi , chi li onora secolarmente nella miseria e nella fortuna , chi li chiude seccamente per tuffarsi e mimetizzarsi nel mondo ,  e chi comunque mantiene l’atroce dubbio sul premio o sulla condanna finale , comunque roso dalla trascendenza eppure immerso avidamente nell’immanenza , portando all’acme la contraddizione tra obbedienza , volontà e libero arbitrio . Acme a cui si aggiunge la continua minaccia della crisi , in una popolazione non solo alternativamente blandita , sfruttata e discriminata dai gentili , ma anche dai propri simili in funzione della provenienza geografica dei vari ceppi e della purezza di interpretazione della dottrina . Fino alla soglia di quella diaspora finale intorno alla quale il romanzo s’arresta .

I personaggi però  non sono mai un pretesto dimostrativo , ognuno di loro è fatto di cernecchi veri , di barbe , di gabbane come di sangue . L’autore li descrive utilizzando la stessa tecnica dei suoi tessitori : impegno senza tregua , attenzione ad ogni filo e ad ogni sfumatura di colore , continuo riannodo del percorso dei singoli nel tempo e nelle dislocazioni spaziali . Il vasto piano storico dell’ordito verticale è segnato dai varchi nella trama orizzontale , per cui il primo traccia il percorso , mentre l’invenzione romanzesca si inserisce e cresce dal basso verso l’alto con gli individui , i fatti , i dettagli minimi voluti da dio o dagli uomini  : i due gemelli Ashkenazi non seguono il conflitto psicanalitico del bene e del male come nel Il signore di Ballantrae , bensì contrappongono l’ossessione della volontà all’ingiustizia volubile della fortuna , le opere alla sorte . Così come tutte le altre figure e figurine al contorno che vanno , vengono e muoiono tra le esalazioni dei cibi e dei corpi , i velluti delle carrozze e i segnali nebbiosi delle sirene delle fabbriche.

Raramente un romanzo ha parlato con tanta competenza di lavoro e di mestieri , di tecnologie e di finanza , di importazioni e di commerci , di contabilità , di prodotti e di mercati inserendoli con naturalezza all’interno di vicende d’amore e di morte , dentro l’epopea di un popolo contrastato dalle logiche degli stati e dai loro  poteri . Il mutare  , l’ascendere  e il decadere dei singoli e delle famiglie , tutti con le loro ossessioni e le loro illusioni , onorano l’avventura e adombrano nel contempo l’esito di una razza :   il racconto corre come un’intrigante epopea equanime e priva di sconti , senza mai rifiatare . Anche se , ogni tanto , si aprono degli slarghi dostoevskiani di pregnante lucidità , quale l’illuminante tirata del poliziotto imperiale sul capitalismo , il marxismo , il terrorismo . C’è di tutto , come nella vita , ma scelto e scontornato con una mano fermissima che si astiene addirittura da ogni effetto letterario , a differenza de La famiglia Moskat del fratello Isaac , libro con analoghi pregi ma ulteriormente illuminato da intuizioni febbrili e alterazioni quasi visionarie di senso e di direzione . Qui il lettore è chiamato con veemenza a partecipare sia alla narrazione che alle idee come se si trovasse dietro le quinte di  un grande giornale dell’epoca : non afferrerà dunque mai nessuna frase memorabile da annotare e conservare nel tempo . Però , dopo l’ultima pagina , potrà disporre di una sorta di rivelazione partecipe sul senso dei milioni  di vite che gli stanno alle spalle oppure sotto i piedi , mentre il tempo continua la sua meccanicistica chiamata ad altri domani.

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Il libro

I FRATELLI ASHKENAZI -1937- di Israel J.Singer , Bollati Boringhieri 2011 , 768 pagine , 19,50 euro

L’autore

Israel Joshua Singer ( 1893-1944 ) , fratello maggiore di undici anni del premio Nobel Isaac , si dedicò dapprima alla pittura e in seguito alla letteratura . Approdato a New York nel 1933 , cominciò a produrre senza sosta romanzi , racconti , pezzi giornalistici sotto lo pseudonimo di G.Kuper . I suoi altri  titoli importanti , oltre a quelli menzionati , sono Pearl – 1922 – Acciaio e ferro – 1927 – Yoshe Kalb  – 1932 .Oggi , riscoperto e ritradotto in tutto il mondo, forse si gode una meritata rivincita .

La citazione

“Esaminate attentamente la situazione russa  , e vedrete che la lotta non è tra i poveri e i ricchi , come sarebbe naturale ; no , è una lotta tra due fazioni di ricchi per il controllo del potere , ma tutti quanti appartengono alla classe dirigente . Chi furono i primi ottobristi ? Aristocratici , principi…che volevano impadronirsi del potere . Per loro , le masse , il popolo non erano che uno strumento per realizzare le loro ambizioni .”

Le connessioni arbitrarie  ( e virtuose)

Per il tema dell’ebraismo europeo-orientale : la Famiglia Moskat di Isaac B. Singer ; I cani e i lupi , La preda di Irène Némirovsky

Per la saga affaristico familiare : Il testamento Donadieu , Il viaggiatore del giorno dei morti di Georges Simenon ; La fortuna dei Meijer di Charles Levinsky

Per l’affresco storico e umano : Vita e destino di  Vasilij Grossman

Per la letteratura jiddish e la poetica dello shtetl : Lontano da dove di Claudio Magris ; Giobbe , Ebrei erranti di Joseph Roth

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