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LADRO DI LUCE

Joseph Mallord William Turner  ( Londra , 1775 – 1851) fu un genio precoce irritualmente riconosciuto da un illuminato e devoto genitore , che lo iscrisse giovanissimo alla Royal Academy Schools , consentendogli di affermarsi  come autore di paesaggi “pittoreschi” tradizionali , in grado di superare maestri  come Poussin e van de Velde . Instancabile e solitario esploratore di effetti naturali , perennemente accompagnato da un taccuino di schizzi e di appunti dove amalgamare esperienza , immaginazione e ricordo , dopo il suo ultimo viaggio in Italia cominciò a destrutturare i suoi disegni inondandoli di luce fino alla quasi completa dissoluzione della forma . Le folle  che lo osannavano gli voltarono le spalle , mentre un tale Thornbury , giornalista , nel 1861 pubblicò  una sua biografia scandalistica , descrivendolo come un vizioso orgiastico e attaccabrighe , capace di qualsiasi cosa pur di far parlare di sè . Calunnie prontamente smentite sia da Ruskin che ne sottolineò viceversa la bontà e la generosità , sia da Constable che ne lodò l’apertura mentale e la infaticabile vitalità . Prodigiosamente dotato , assillato dalla sua ricerca ,Turner dovette lottare duramente per trovare la sua via , sviluppando negli anni una ossessione per la segretezza che lo portò a muoversi sempre più spesso sotto mentite spoglie . Alla fine , per sua espressa volontà , l’enorme patrimonio di tele andò allo stato britannico , che in seguito optò  per la dispersione del lascito , contribuendo ulteriormente alla lunga incomprensione della sua opera .Ora , che cosa resta di tutto questo nel film di Mike Leigh a lui dedicato ? Innanzitutto la scelta di un attore – Timothy Spall – di  truce , bizzarra fisicità , che con un’andatura caratteristica percorre a gambe larghe , pericolanti eppure sempre spedite , l’intero arco di una pseudo biografia  ripetitivamente suturata intorno a momenti di vita intima , scene di ufficialità mondana e accademica , silhouette stagliate di profilo  su paesaggi piani , resi accattivanti da albe e tramonti prelevati da Instagram  , a far da corollario ai pochi dipinti originali .

Vediamo quindi un Turner già maturo , burbero ma affettuoso  con il padre , poi operatore igienico con una  serva sghemba per un frettoloso sfogo carnale , in seguito gentiluomo indifferente con una moglie abbandonata che reclama querula attenzioni e soldi per sè e per le figlie , infine quasi marito di una vedova conradiana , tardivo succedaneo di un amore di coppia . Mentre la socialità contempla un’ insignificante visita all’innominata Pethworth House , presso quel lord Egremont che nella realtà ebbe un impatto lungo e determinante sulla liberazione del suo genio ; poi una riunione presso l’Accademia con la comparsata di Constable , e un incontro di vacuità salottiera a casa di un  giovane Ruskin , ridicolizzato a saccente marionetta gay . Intanto va e viene , parte e ritorna , ritorna e parte , sfida le intemperie e le risolve in serenità incantate e viceversa , mentre la modernità lo incalza con il treno a vapore , la dagherrotipia , l’affermazione dei preraffaelliti . Circa i suoi dipinti , ci sono alcune citazioni , sublimate da abbondanti sputi e colpi di pollice ,  a sottintendere quell’ansia di sperimentazione sui materiali che tanto gli costò in termini di alterazione precoce delle sue opere . E nulla ci viene neanche lontanamente ricordato sulla sua vocazione di acquerellista che , come Cézanne , passò poi alla pittura ad olio , rendendola originale sia nelle tonalità che nella maniera di vaporizzare il colore .Tantomeno – non sia mai – sul suo travagliato percorso spirituale e pittorico , lungo fasi abbastanza precisabili , apparentemente in contrasto , e tuttavia di rara coerenza . E , attraverso queste , quale sia stato il suo credo , il suo modo di guardare al mondo e all’uomo che lo abita , il suo far crescere – con la smania degli occhi – l’aria , le rocce , il sole , l’acqua e le nuvole dal loro interno , con un formidabile impatto sulla storia dell’arte moderna .

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Rimane dunque un troppo  lungo eppur corrivo elenco di cenni episodici , e lo sforzo di addobbare , farcire e risolvere la pellicola attraverso un  carattere  ringhiosamente iterativo ( però  bonariamente tollerante nei confronti dei colleghi) nell’illusione di affidare il già di per sé misterioso travaglio dell’arte alle pieghe di sdegnose solitudini comportamentali . Ne risulta viceversa un assemblaggio in guisa di fotoromanzo laccato che può vantare , come unico punto di forza , il conferimento di un tocco  illustre  anche ai tasselli della quotidianità : ecco allora le tappezzerie vittoriane delle stanze  assumere un tono decorativo alla Matisse , gli ambienti e le suppellettili arieggiare le tonalità scure , lucide e precise  dei fiamminghi , la serva e l’ultimo amore connotarsi come l’Arlésienne  o le bretoni di Van Gogh , mentre lo stesso medico sembra situarsi tra il postino Joseph  e il dottor Gachet . Nel contempo la macchina da presa alterna con efficacia le inquadrature frontali con quelle dall’alto e dal basso , per  dare  alle varie tarsie una certa dignità pittorica .

Oppure sono solo suggestioni personali tanto per attribuire una qualche giustificazione al  solito trito confezionamento di finto lusso , nè didattico , nè divulgativo e neppure avventuroso , epperò osannato urbi et orbi . A ulteriore conferma della difficoltà del cinema ( arte  di immagini , quindi concorrenziale per definizione ) nel  riuscire a parlare degnamente di pittura , dopo averci provato innumeri volte . Fatta assoluta eccezione per quel capolavoro pressochè ignorato che è  I colori della passione di Majewski .

3_MEZZA

TURNER di Mike Leigh ,Gran Bretagna 2014 ,durata 149 minuti

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Marinella Doriguzzi Bozzo