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IL FANTASMA DI ALEXANDER WOLF

C’è qualche cosa di antico e nel contempo familiare nella  scena iniziale di questo romanzo sconcertante e imperfetto , che vira a sorpresa nella maniera un po’ atteggiata del noir americano dopo aver costeggiato gli strascichi dell’esistenzialismo francese secondo una singolare deriva russa : un enorme stallone bianco di apocalittica bellezza irrompe nella campagna assolata ,  il suo cavaliere punta la pistola e uccide invece la giumenta di un ignoto milite sedicenne , che a sua volta lo disarciona guardandolo negli occhi agonizzanti , per poi fuggire su quello stesso cavallo bianco , convinto di essere un  assassino , seppur per legittima difesa . Le foglie , il caldo , una paura sfinita che può essere una forma di sublimato istinto fatalistico e , soprattutto , un momento indelebile da chanson de geste scontornata dai tratti rotondi delle carte di tarocchi : la mitologia d’antan   irrompe fulminea , per contorcersi successivamente in  una ricerca a suspense quando , anni dopo , il sopravvissuto si imbatte in un libro che descrive con esattezza fotografica quello stesso avvenimento che costituisce per lui un   tormento senza testimoni . Finchè , durante un match  di boxe , descritto in modo sublime come una contrapposizione secolare della prima ieratica rappresentazione ,  l’incontro con una donna partecipe eppure inattingibile  dilata a tre l’ossessione dualistica dell’occasionale nemico , riorientando  il registro verso l’inchiesta filosofica .

Lo schema narrativo è  tanto raffinato quanto poi intuibile , ma l’interesse del libro consiste nella sconcertante somma  di registri letterari diversi , senza che la scrittura si presti al sospetto di un   multiplo innesto di generi , perchè il senso ultimo che ne deriva è quello di una confessione autobiografico – speculativa vicina al romanzo di Lermontov , Un eroe del nostro tempo ( 1837 ) , insieme ad altre numerose suggestioni che riportano alle muscolarità sia fisiche che cerebrali  degli anni quaranta , quando da un lato si belligerava e dall’altro ci si interrogava sul senso dell’esistere , mentre il refrain  di Casablanca diventa una romanza a mezza bocca . C’è tutto il retroterra degli émigrés russi di elevata educazione e di sradicati mestieri , in una Parigi di nebbie , di dialoghi reticenti e di delinquenza ,  che tuttavia non riesce a diventare patria . Come se l’essere obbligati a vivere in un diverso altrove acuisse non tanto la nostalgia di un differente destino , ma lo mettesse in discussione attraverso l’obbligo di continuare a esistere solo  fisicamente giorno dopo giorno , privati del senso più profondo della speranza e del piacere , trasformando lo slancio vitale di Bergson in un tormento di inautenticità inconfessabili .

Un istante breve come uno sparo mette dunque in moto un complesso movimento speculare in cui  Jekill e Hyde , uniti dal caso , si separano e poi si ritrovano , ma uno è un  sospetto e l’altro la sua risposta certa . Uno si crede un omicida per retaggio ereditario ,  l’altro lo è per scelta ; uno è dilaniato da una doppia natura in cui l’aspirazione alla contemplazione intellettuale ed estetica si scontra con  un’attrazione incoercibile per una repellente trivialità ; l’altro dispone della forza di vivere senza riuscire ad essere vivo , perchè “ha lasciato che la morte passasse oltre “: la sua intelligenza analitica e calma diffonde il gelo , rompe i ritmi biologici , annulla le speranze della felicità e dell’amore , che è un momento di immobilità al pari della morte  ( e non a caso ” Gesù  è sempre stato triste , perchè senza la tristezza il cristianesimo sarebbe impensabile ”  ) .

Storia di duellanti che duellano ignari  per l’interposto vertice di un triangolo di connotato recupero romantico , Il fantasma di Alexander Wolf è intrigante , curioso , a tratti ammirevole per la sua particolare inattualità : ripropone al lettore di oggi , con una sincerità non esente da artifici , un modo originalmente ibrido e desueto di fare letteratura , denso di rimandi   e di rielaborazioni illustri  che non si utilizzano più . Vuoi perchè si è rimpicciolito il mondo ma si sono allontanati gli orizzonti  , vuoi perchè le domande  e le risposte bisogna cercarle dietro e oltre quelle già pronunciate  , vuoi perchè l’immanentismo ha preso il sopravvento  ed il futuro è una somma proiettiva di qui ed ora senza nè disegno nè progetto , al punto che è inutile prenderne coscienza , se non per grafici e tabelle economiche . Vuoi , infine , perchè sono cambiate le radici introspettive e gli spessori dell’intrattenimento e della cultura , qualunque cosa voglia ormai significare la parola . Ma leggere questo entomologo umano di avvincente , singolare e spesso profonda  espressività può rappresentare anche un recupero suggestivo di chi e come siamo  stati , soltanto due o tre generazioni fa .

5

Il libro

IL FANTASMA DI ALEXANDER WOLF di Gajto Gazdanov , Voland 2002 , 144 pagine , 11 euro

L’autore

Gajto Gazdanov ( Pietroburgo 1903 – 1971 ) di estrazione osseta , passa l’infanzia e l’adolescenza in Siberia e in Ucraina , al seguito del padre , guardia forestale . Dopo aver militato nella guerra civile dalla parte delle Armate bianche di Wrengel , si stabilisce nel 1923 a Parigi , dove lavora prima come operaio alla Citroen  e poi come taxista . Malgrado la vita difficile , riesce a laurearsi in Storia alla Sorbona . Il suo primo romanzo , Una serata con Clara (1929 ) lo porta al successo letterario , riconoscendolo i critici come il più talentuoso degli emigrati russi dell’epoca , anche se i suoi libri si scontrano con quelli ben superiori di Nabokov , mancandogli spesso un ‘altrettanto solida costruzione narrativa . Le opere della maturità ( Lo spettro di Alexander Wolf , Il ritorno del Budda ) ) vedono la luce dopo la fine della seconda guerra mondiale , cui prende parte nelle fila della Resistenza . Nel 1953 anima una celebre trasmissione di Radio Liberté sulla letteratura russa . Muore di un cancro ai polmoni senza vedere pubblicate le sue opere in patria . E’ appena uscito presso Fazi il suo Ritrovarsi a Parigi .

La citazione

“Ora comincerete a vivere e vi toccherà prendere parte a ciò che viene definita lotta per la sopravvivenza . In parole povere , si divide in tre tipi : lottare per sconfiggere , lottare per distruggere e lottare per trovare un accordo . Voi siete giovani e pieni di energie , e , naturalmente , siete attratti dal primo tipo . Ma ricordate sempre che la più umana e la più vantaggiosa è la lotta per giungere ad un accordo . E se ne farete il principio della vostra vita significherà che la cultura che abbiamo cercato di trasmettervi avrà lasciato tracce e sarete diventati veri cittadini del mondo .”

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