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IL DELITTO DEL CONTE NEVILLE

“Non si è seri quando si hanno diciassette anni “. E neanche più tardi , all’età dell’autrice , che mescola impunemente Rimbaud , la tragedia greca , Budda ,  e lo fa in maniera esplicita , tra un dialogo e l’altro , con l’arguzia di incisi  contestualizzati di sbieco , parte integrante del racconto e nel contempo inserto dotto che irride ad una cultura per sentito dire . Perchè lei è così , severa e patologicamente eccentrica  , puntualmente prolifica e impassibilmente sventata , problematica ma con l’imperiosa leggerezza del così è se mi pare , contaminatrice inesausta di stimoli diversi che qui trascorrono da Eschilo a Wilde al Radiguet de Il ballo del conte d’Orgel , passando per Perrault , Ivy Compton Burnett , Vanity fair , fino a costituirsi  originalmente  come uno dei sette / otto Nothomb d’annata .

Racconto lungo o romanzo breve che ci introduce nei castelli delle fiabe , frequentati tuttavia da una residua ma attualissima nobiltà belga che Amélie conosce bene dall’interno ,  il delitto del conte Neville obbliga ad una incalzante velocità di lettura , salvo ricominciare daccapo   subito dopo la parola fine  .  La storia non solo è accattivante per gli adulti bambini che sempre rimaniamo , ma anche per il nitore conciso  che organizza uno  stile in grado di mescolare l’aulico e il parlato secondo una lingua che non si distrae mai , creata apposta  per un umorismo che nasce dalla continua  frizione geometrica tra personaggi , punti di vista , situazioni , contesti , riflessioni .

Il protagonista del titolo , drogato di bellezza , è un organizzatore professionale   di famosi , squisiti garden party , discendente da un austero  defunto che gli fa tuttora da imperativa coscienza  ,  nonchè marito innamorato , padre di due giovani figli perfetti – Oreste ed Elettra  –  e  di una terzogenita problematica . Mancano pochi giorni all’ultimo grande ricevimento nella magione avita che deve essere venduta , perchè la nobiltà vera è ormai povera per definizione ma ha , tra i tanti doveri , quello assoluto  delle maniere ineccepibili . Improvvisamente una risoluta veggente lo convoca e ,  nel restituirgli la figlia che pretende di aver salvata da una fuga notturna ,  insinua  una previsione fatale : durante la festa ucciderà uno degli invitati . Cartesiano  per illuminato censo , ma credulo come  tutti  quando si tratta non degli oroscopi altrui , bensì del proprio , il conte inizia così una contraddittoria discesa agli inferi , dai risvolti e dagli esiti sorprendenti .

Divertimento brillante ma non superficiale ,  il romanzo svaria intorno ad un felice cumulo di contrapposizioni : la rivoluzione epocale nel concepire i figli  ( nel mondo vecchio un mezzo , in quello nuovo un fine sovrano ) ; la dialettica  dell’essere rispetto all’apparire ; le tensioni fra codici d’élite e codici di massa , entrambi votati all’ indistinzione – estinzione ; la matrice  popolare del genere fiabesco , giocata sui paradossi dell’atemporalità e dell’impossibilità rispetto agli esilaranti affondi sociologici  sulla contemporaneità . E si potrebbe continuare se solo non si avesse la certezza di fare torto ad un’intelligenza burlesca , ingabbiando proditoriamente un buon champagne che scorre dentro un presunto libero arbitrio , mentre è  viceversa sempre e solo   destino predeterminato : dall’autore , dal contesto  d’origine , dal ruolo , dal nemico che coltiviamo interiormente , dalle convenzioni  , dall’età …

Divisiva fin dagli esordi , Nothomb vanta detrattori ed estimatori quasi a prescindere . Noi la consideriamo un’autrice  inconfondibile anche nella discontinuità , da cui c’è sempre qualche cosa da apprendere , con  alcuni romanzi che lasciano il segno . Chi , con mente sgombra , volesse dribblarne le angosce , trova in questo librino un piacevole momento di grazia , costruito con la precisione  compiuta di un artigianato di cui  oggi tanto si torna a parlare , spesso omettendo quel lunghissimo e faticoso esercizio che , solo , consente poi di armonizzare gusto , idee e mani .

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Il libro

LE CRIME DU COMTE NEVILLE  di Amélie Nothomb , Albin Michel 2015 . In italiano : IL DELITTO DEL CONTE NEVILLE , Voland 2016 , 93 pagine , 14 euro

L’autore

Amélie Nothomb ( Etterbeeck , 1966 ) è una scrittrice francofona  da anni sulla scena internazionale , a partire da Igiene dell’assassino  – 1992 . Figlia di un barone – e diplomatico – belga ,  ha trascorso l’infanzia a Osaka , per poi spostarsi con la famiglia in Cina , negli Stati Uniti , in Bangladesh e in Birmania . Laureata in filologia romanza all’università di Bruxelles , pubblica un libro all’anno , sempre con l’editore Albin Michel . Carica di premi , di notorietà ,  di mandati pubblici e di strategiche presenze – assenze , fa discutere da sempre mescolando letteratura giapponese medievale ed europea su temi di matrice esistenziale ( il senso della vita , la condizione umana , il suicidio amoroso , il mestiere di scrivere ) secondo una spiccata propensione all’autofiction  . Tra i suoi libri migliori : Stupori e tremori , Metafisica dei tubi , Biografia della fame , Una forma di vita .

http//www.lindro.it/una-forma-di-vita-lautodistruzione -come-opera-darte/?pdf= 1718

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La citazione ( ci scusiamo per la nostra traduzione )

 ” Quando lo si interrogava sul nome dell’ultima figlia piccola , sorprendendosi che non avesse avuto la coerenza di chiamarla Ifigenia , rispondeva : nutro una maggior tolleranza per il parricidio  e il matricidio che  per l’infanticidio “.

” Era un insegnamento di Budda: quando lavi i piatti , lava i piatti “.

” L’insonnia consisteva in una incarcerazione prolungata con il  suo peggior nemico . Era la sua parte maledetta  . Non tutti ne erano provvisti  . Così , non tutti conoscevano l’insonnia “.

 ” Tre ore d’insonnia più tardi , si ricordò , con un sorriso amaro , la frase di Stendhal : la sola scusante di Dio è che non esiste ” .

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Marinella Doriguzzi Bozzo

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