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DIMENTICARE PER SOPRAVVIVERE

Esistono autori che giocano con i loro personaggi e nel contempo ne sono giocati senza mai comparire . Autori puri , disinteressati o pudichi del loro intralcio . Altri che viceversa si intromettono , interloquiscono , strizzano magari direttamente l’occhio al lettore in “a parte “teatrali , non diversamente da Sterne , da Diderot o dal Kevin Spacey protagonista delle serie televisiva House of cards .
Joan Didion appartiene a questa seconda categoria ,  e non a caso apre il suo romanzo e mette in causa se stessa citando il grandissimo Trollope , romanziere “interventista” del classicismo inglese , quasi del tutto ignorato in Italia .
Dapprima questa tecnica le consente di mischiare le carte , rifrangere i personaggi e la realtà in cui si muovono lungo un cammino di personalismi che rimangono in controluce , arricchendo la presa della narrazione . Ne risulta una forma di andirivieni temporale dei fatti che riesce ad alonare quello che succede non solo con quanto attiene strettamente al romanzo , ma anche con un ingombro autoriale che raddoppia i contorni di quanto  depositato sulla pagina , come quando si ombreggiano gli orli di un disegno . O come quando si passeggia nella  memoria , e quello che viene ricordato è una trasposizione dell’accaduto e appartiene a un soggetto sdoppiato che è ormai anche un’altra persona . Gli elementi narrati ricalcano forse  esperienze autobiografiche , eppure quest’ultime non sono usate per corroborare la veridicità del resoconto , bensì per aumentare la potenza dell’eco : ogni episodio è vissuto sia dalla scrittrice che dai protagonisti cui fa da tramite e da testimone , così come ogni stato d’animo appartiene sia a lei che ai personaggi , implicitamente od esplicitamente .

In questo iniziale labirinto di specchi si aggirano dunque la stessa Didion ,Inez Victor , donna – immagine impegnata nell’effimero , il di lei marito Harry Victor , senatore  impeccabile nei suoi completi a righine , e il da sempre innamorato Harry Lovell , immerso in traffici imprecisabili , che non crede al caso ma pratica l’attesa . Sono gli anni sessanta e settanta , colati nello stampo  di una postdatazione del mondanismo Capotiano e del cosmopolitismo alla Vidal , venato dagli umori di geografie lontane che si mescolano  con un privato anche  pubblico e , soprattutto , politico : comizi , comitati , missioni a Giacarta , Santiago , Managua , Phnom Penh . E   isole , alberghi di lusso , case dimentiche di ogni  suppellettile ereditaria – tanto più impersonali quanto più alla moda – interviste , filmati , gemelli biondi in posa  e acquisti di lenzuola da Bloomingdale per ricavarne tovaglie .

Poi , la guerra fredda e quella  del Vietnam cominciano a finire , e la tecnica narrativa si impenna ulteriormente , dichiarando la propria finalità ultima :”Quando i romanzieri parlano dell’imprevedibilità del comportamento umano , in genere non intendono affatto l’imprevedibilità , ma una prevedibilità superiore , un disegno più complesso comprensibile solo a fatto avvenuto . Osserva il quadro . Trova la belva nella giungla , la figura nel tappeto . Gli indizi del contesto . La ragione per cui”. Intanto i   giovani sono diventati giovanili , i figli hanno  dirazzato , un delitto incomprensibile ha interrotto due vite nonchè la corsa del senatore alla presidenza ,  Inez e Jack sono  tornati insieme senza essersi mai lasciati , tutti gli indizi anticipatori si coagulano , fino a confluire in una sorta di indagine intorno alle inchieste che riguardano i vivi e i morti , mentre le deiezioni lasciate in giro sopravvivono autonome , le parti per il tutto .

Rimessa in fila dal riassunto , la storia si rastrema intorno al binomio romantico amore e morte , ambientato  da Fitzgerald fra salotti crema e  teli bianchi di lino ; ma Joan Didion è anche una giornalista , una saggista , una sceneggiatrice e sa che per poter dire tutto quello che è già stato detto , bisogna dirlo in modo diverso , partendo dall’esterno , da quello che appare . Poco o niente si sa  di questi personaggi impassibili , una sola mano si posa una sola volta a suggerire la passione , neanche un fiore cade sulle tombe , la frontalità è affidata alle fotografie , agli articoli di giornale , alle cartoline , alle telefonate , ai dialoghi svianti sulle banalità del quotidiano , alle considerazioni su un’attualità che solo col tempo diventerà Storia . E qui si capisce come la scrittrice oggi ottantenne sia la musa di un genio discontinuo fino all’insignificanza come Brett Easton Ellis , che grazie a lei ha trovato e poi perso la sua grande via verso il parossismo della nominalità  rappresentativa , tra l’eccesso di esplicitazioni e le sottrazioni da reticenza .

Il lettore talvolta  fatica , sospetta  la maniera sotto una contaminazione espressiva che applica al classicismo una sperimentalità quasi snobistica , trova e subisce tessere e lacerti , ma si lascia coinvolgere  dalla suspence degli incastri , dalla pioggia che lucida le foglie , dal caldo attonito che trascorre dappertutto mantenendo intatto un dolore obliquo sino al silenzio ,  raggiungibile esclusivamente da soli , sulla base della propria personale interazione con il testo .

6

Il libro
DEMOCRACY di Joan Didion , 1984,Edizioni E/O , 2014 , 206 pagine ,16 ,50 euro

L’autore
Joan Didion nasce in California nel 1934 ; giovanissima , viene assunta da Vogue come redattrice di moda per poi  affermarsi come una delle firme più significative del new journalism , scrivendo  di politica e società per le testate di maggior prestigio . Nel 1964 sposa  lo scrittore John Dunne , con cui comincia a lavorare anche per il cinema . Rimasta vedova dopo un sodalizio di 40 anni , assiste anche alla precoce morte della figlia adottiva . Democracy è il suo quarto romanzo  a seguito di Run ,river ,Prendila così , A book of common prayer . Famosi altresì i suoi saggi , fra cui verso Betlemme , Miami , L’anno del pensiero magico.

La citazione
“Durante la campagna del 1972 e anche dopo , pensavo che il distacco passivo di Inez Victor fosse un’affezione frutto della noia , l’abitudine frivola di una mente essenzialmente pigra . Dopo i fatti della primavera e dell’estate del 1975 cambiai idea . Pensai che si trattava del meccanismo indispensabile per vivere una vita il cui prezzo più alto era la memoria . Scarica il carburante . Getta a mare il carico . Espelli l’equipaggio”.
“Entrambi erano evanescenti , in un certo modo emozionalmente invisibili ;indipendenti , cauti fino all’opacità e , in fondo , sfuggenti . Sembravano non avere collocazione se non , stranamente , uno accanto all’altra”.

Le connessioni arbitrarie ( e virtuose)
Per la tipologia d’amore : Il grande Gatsby e Gli ultimi fuochi di Francis Scott Fitzgerald ; La mia Africa di Karen Blixen
Per lo sfondo mondano : Musica per camaleonti , Preghiere esaudite di Truman Capote
Per l’esotismo : Racconti dei mari del sud di W. Somerset Maugham
Per le derivazioni dello stile  : Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan

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