Libri

CARO SIGNOR M.

Caro signor Koch ,

o posso dire caro Herman , dopo che l’ho già  frequentata durante quel bel libro che era La cena ?   Prima di entrare nel merito di quest’altra sua opera , devo dirle che ho apprezzato in particolare gli esilaranti capitoli sul mestiere di scrivere . Mestiere non in se stesso , ma in quanto emanazione di un personaggio consacrato – lo scrittore – colto non durante l’atto , ma dopo , nell’alone dei reading , delle interviste , degli autografi , delle conferenze , dei servizi fotografici . Esilarante però è una parola abusata , e la rinnego . In effetti , non c’è in lei la nevrosi ovunque imperante di fare comunque e sempre dello spirito , come se l’umorismo fosse l’unica difesa  rispetto a un mondo così  plumbeo da rendere indistinte le tragedie e le contraddizioni . A differenza di Saunders – per esempio – il suo sorriso non nasce da un funambolismo forzato che ben presto si converte in nevrotica maniera , bensì da una capacità di osservazione che registra prima con gli occhi e poi passa al vaglio della mente , spesso anticipando quanto inevitabilmente seguirà : puro equilibrismo esperienziale , senza  quelle torsioni ad effetto – spesso care alle giovanilistiche scuole di scrittura – volte alla irrealistica promiscuità verso un ipotetico “lettore medio” con cui è tanto  illecito quanto illusorio condividere compagnescamente l’afrore dei calzini o il rigurgito da birra . Insomma , almeno inizialmente , il personaggio M , che è appunto un autore sperimentato , rivendica gli spazi  che lo separano dai complici riti markettari della liturgia consacrata – pubblico compreso – sia per carattere , sia perchè  in quell’età della vita dove tutto , svuotandosi di traguardi e di illusioni , sembra riempirsi di  carenze . E di questo le sono grata perchè , specularmente , lei restituisce a me il dovuto rango di fruitore , identitario e separato , anche quando massimamente coinvolto . Senza le stucchevoli blandizie delle finte interlocuzioni dirette : “non so voi , ma io”…

Chiuso il personalissimo e forse inappropriato sfogo passo al cuore del romanzo , con tutte le difficoltà del dire e non dire implicate da una trama ricca di connessioni trasversali , fitta di inconsapevoli prigionie reciproche e di trabocchetti a sorpresa , che cambia spesso protagonista , voce narrante , luoghi , punti di vista , tipo di suspense . Il suo caro e celebrato signor M ha scritto  , tra i tanti , un libro che  parte da un caso di “cronaca vera” : il presunto assassinio di un professore , effettivamente scomparso , da parte di una coppia di giovani allievi , poi prosciolti per mancanza di prove . A differenza di Capote che elaborò A sangue freddo quando il caso era stato risolto e la condanna emessa , lei fa scommettere M su un’indagine chiacchierata invano durante un trentennio : la sua   versione deve suonare  “letterariamente ” bene , ossia essere più credibile della realtà , che viceversa comporta casi e coincidenze così romanzeschi da risultare inammissibili nella finzione . Il tempo scorre , La resa dei conti ha successo , le vite di M e degli altri personaggi superstiti si distanziano e si incrociano , obbligando l’ambiguo autore ad intervenire sui fatti che ha demiurgicamente escluso , affinchè l’opera duri intatta senza più tema di smentite . E insieme la sua gloria , irrisa , adorata – e probabilmente caduca – in quanto unica misura di  sè .

Come nel suo precedente romanzo , lei dà  teatralmente vita ad una coscienza di massa dai confini progressivamente sfumati fra il bene e il male , utilizzando la contrapposizione degli adulti e dei ragazzi . Ma se ne La cena il dramma morale – o punitivo? – riguardava il concetto di giustizia rispetto al dovere-amore di difesa della prole , qui lei mette in scena la presunta  seduzione e il potere offensivo dei primi nei confronti dei secondi , riflettendo sulla tragica mediocrità della scuola , del mondo letterario , delle usurpazioni carnali . E nel contempo usa il suo gioco di scacchi ( le pedine sono poche , ma i riquadri si moltiplicano ad ogni mossa ) per riflettere sul continuo ribaltamento delle sopraffazioni fra vittime e carnefici , nonchè sull’atto creativo della parola , subordinato o meno credibile rispetto alla  mera immagine : mentre M parla e scrive , i ragazzi vivono e filmano . Tutto il contesto è sia umoristicamente che esistenzialmente ironico , nell’accezione etimologica del termine greco finzione , ossia dissimulazione di ciò che si pensa , fino all’espressione del suo contrario . Perchè se la verità del plot verrà fuori solo alle ultimissime righe , quella della vita rimane irrisolta , così contraddittoria da essere prossima al nihilismo , arrivando a barattare la morte illuminata di Ivan Ill’ic con la rivelazione del nulla .

Ne Gli ultimi fuochi di Fitzgerald c’è una piccola parentesi con un’ indimenticabile lezione di cinema  , a cui la memoria è andata quando M. ne produce una analoga in termini letterari , illustrando  l’atto di arbitrarietà della scrittura . Nell’attentato alle due Torri gemelle , il primo aereo ha dato l’illusione dell’errore , mentre il secondo ha rivelato il proposito di un piano nefando . Nel breve intervallo tra i due impatti , l’idea della creazione si innesca sul concetto di fatalità , perchè ogni interpretazione è  possibile , dato che il finale non si conosce ancora . Così come nell’immobile cartolina della foto di classe , in cui gli allievi , compresi i due incriminati , sono ancora ignari dei loro stessi programmi  , ossia delle possibilità molteplici di un futuro inconoscibile . Lì pascola e immagina M , e lei dietro a lui , in un libro appassionante , denso di suggestioni e di rimandi , dove lo sforzo è stato quello di pigiare in una sorta di thriller anomalo  un intero universo di considerazioni sia tecniche sia esistenzial-sociologiche , mantenendo vivissimo l’interesse del lettore anche sul perchè e sul come uno spunto diventa  romanzo , e sul cosa si può pretendere da un libro . E non a caso lei è un assertore della lettura spensierata ed avida che ha contraddistinto gli anni giovanili di tutti , in cui i libri erano avvincenti  perchè si voleva soprattutto sapere come andavano a finire . E non a caso , ancora , lei conosce le distinzioni ma non eleva barriere  fra letteratura alta e commerciale , romanzo di genere o romanzo letterario , prosa d’arte o prosa di intrattenimento . Infatti coniuga il tutto con una scrittura calibratissima , che rende godibili e agevoli anche le complessità strutturali e concettuali .

Per concludere – ma come si fa con così tante suggestioni al fuoco ? – è possibile che questo suo romanzo abbia qualche nebulosità , alcune dilatazioni eccessive e un’ingegnosità talvolta un po’ esasperata in termini di aguteza . Rimane tuttavia il più intrigante titolo di intrattenimento della mia stagione estiva senza ferie , mentre Pietroburgo di Belyj mi ammalia e mi fa disperare , tra assolute sublimità ardimentose e invecchiate oscurità sperimentali di matrice simbolista . Grazie di queste ore quindi  , compreso il fatto di essersi distinto non solo in tema di umorismo , come ho cercato di dirle all’inizio , ma anche nelle ormai abusate distruzioni del tempo lineare che  sempre  più riducono gli attuali  romanzi ad una sorta di pretestuoso collage cubista a venature gialle . Con lei anche i vezzi caduchi della modernità modaiola si rigenerano in uno spettacolo serio , sempre estremamente intrigante , intelligente , innervato da una sensibilità anche cinica che è l’esatto opposto di un’arida pietà .

Sua anch’io M. (coincidenza  casuale delle iniziali  )

6

Il libro

CARO SIGNOR M. di Herman Koch , Neri Pozza 2015 , 399 pagine , 18 euro

L’autore

Herman Koch  – Amsterdam , 1953 –  ha lavorato alla radio , alla televisione e anche al cinema in qualità di attore ,  e questa esperienza è poi passata nelle sue seguenti attività autoriali per gli stessi media . Come romanziere esordisce nel 1985 con Il passante , ma coglie il successo internazionale con il suo sesto libro – La cena – tradotto in una ventina di lingue .

Le citazioni (quasi a caso , perchè sarebbero molte di più)

“A volte mi chiedo come dev’essere , la mediocrità . Intendo come dev’essere dall’interno , dal punto di vista della persona mediocre . Quanto è consapevole il mediocre della propria mediocrità ? Rimane chiuso nella propria testa mediocre e sbatte sulle porte e sulle finestre per poter uscire , senza che nessuno lo possa mai sentire ? Spesso lo immagino così , come in un brutto sogno , un grido disperato di aiuto . L’intelligenza mediocre sa dell’esistenza del mondo esterno . Sente l’odore dell’erba , ode il fruscio del vento tra le foglie degli alberi , vede la luce del sole che penetra dalle finestre – ma sa anche che è destinata a rimanere lì dentro per tutta la vita . Come si rapporta a questa consapevolezza l’intelligenza mediocre ? Si fa coraggio da sola ? Si rende conto che esistono confini definiti che non potrà mai valicare ? O si convince che in fondo non va poi così male , che in fondo proprio quella mattina ha risolto senza sforzo apparente il cruciverba del giornale ?”

“I professori non diventano vecchi . Non c’entra nulla il fatto di saper mantenere l’ordine . Ogni giorno si trovano  davanti una classe fatta di intelligenze medie come la propria . In teoria si può andare avanti così per molti anni , ma ogni anno ce ne sono alcuni più intelligenti di loro . E questo non possono sopportarlo . Come l’allenatore di calcio che in passato non è stato altro che un calciatore mediocre , così il professore farà di tutto per mettere i bastoni tra le ruote dell’alunno intelligente . L’allenatore non schiera il suo migliore giocatore , ma il professore non può dare all’alunno più intelligente di lui dei voti bassi , perchè li prende già . Solo l’alunno mediocre e zelante prende voti alti . L’intelligenza superiore alla media si annoia a morte a scuola , un sei meno è il massimo che può raggiungere..”

“Chi ama davvero la letteratura lascia i libri a casa , non li porta in una scuola . E di sicuro non li legge ad alta voce”

“L’altro grande equivoco : far leggere i giovani – o i vecchi , o gli invalidi , o i vegetariani : non serve a nulla . Non dobbiamo far leggere proprio nessuno , così come non dobbiamo far andare al cinema , far ascoltare musica , far avere rapporti sessuali o far bere alcolici . La letteratura non è adatta alla scuola . Piuttosto rientra nell’elenco che ho appena fatto . L’elenco del sesso e della droga , di tutte le cose che ci danno piacere senza essere imposte dall’esterno . Un elenco di letture obbligatorie . Come si può concepire una cosa del genere?”

“Perchè non esci a giocare a pallone?Non voglio che ti rovini gli occhi . La miglior lezione di letteratura possibile . Non occorre altro per fare in modo che uno legga”

Le connessioni arbitrarie  ( e virtuose )

Per la satira del mondo letterario : Senza parole di Edward St Aubyn

Per l’omicidio a scuola : Il sopravvissuto di Antonio Scurati

Per la tecnica romanzesca , mutuata da una teatralità “filmata” : Il Dio di massacro di Yasmina Reza

Per la cerchia giovanile : Dio di illusioni di Donna Tartt

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