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IL BARONE FELLOWES

Julian Fellowes è lo sceneggiatore di Gosford Park ( Robert Altman , 2001 ) La fiera della vanità ( Mira Nair ,  2004 ) The young Victoria ( Jean -Marc Vallée , 2009 ) nonchè della serie televisiva Downtown Abbey ( 2010-2015 ) . Tutti  imperniati sul contrasto , non  apertamente o marxianamente conflittuale , fra classi alte e basse , padroni e servi , fortune ataviche e denaro conquistato con il lavoro , incluso l’arrampicamento sociale . Insignito  barone di West Stafford  per meriti artistici nel 2011 ( quindi membro della camera dei Lord )   l’autore  se ne intende  di lignaggi , e questa prossimità  lascia un segno preciso nei suoi due ultimi romanzi ,  Un passato imperfetto e Belgravia ,  diversamente accomunati dalla ricerca genealogica di paternità occultate o ignote , dal declinare delle fortune nobiliari e , soprattutto , dal fatto di essere romanzi in costume e di costume . Solo che mentre Belgravia si apre su uno squarcio storico datato Bruxelles 1815 ,  con  gli invitati al grande ballo della duchessa di Richmond richiamati nella notte alla battaglia di Waterloo , l’altro costeggia storie d’amore e di morte ambientate a Londra negli anni sessanta-settanta . E chi allora era comunque nato , ingenuamente stupisce di veder affondare la propria età in una lontananza tale da potersi  già definire  Storia .

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Concepito ( e pubblicato )  secondo le modalità dei romanzi ottocenteschi a puntate , Belgravia mescola astutamente un’osservazione sociale postdatata con l’improntitudine di colpi di scena ad effetto , forte dell’interesse suscitato da un plot ad orologeria , che rende plausibile l’implausibile senza alterarne il godimento . Invece  l’altro , pur non rinunciando ai meccanismi di una messa in scena ad effetto , risente nel bene e nel male della malinconia delle ri-capitolazioni personali , dove il sentimento esistenziale  della perdita  prevale su qualsiasi bilancio . Nel primo gli echi di un Tolstoj garbatamente salottiero , l’edulcorazione sapiente delle allucinate turpitudini dickensiane , nonchè un marivaudage inglesizzato che allude un po’ a Wilde e un po’ a Shaw ; ne Un passato imperfetto le tracce di un mondo che s’aggrappa senza saperlo ai suoi frantumi , con  gli smoking d’ordinanza che  si mescolano  alle minigonne e alle bottiglie , mentre gli ori degli stemmi scolorano  nelle insegne della finanza e dell’imprenditoria : un tocco d’amaro alla Evelyn Waugh ,  intinto nel pragmatico candore di Jane Austen .

Centrati sul progressivo sgretolamento  di mondi retti  dall’esasperazione di regole equivalenti ad una teologia secolarizzata , i due romanzi andrebbero letti invertendo la cronologia della loro pubblicazione  : meglio di dotte dissertazioni sociologiche illustrano , prima da lontano , e poi via via sempre più da vicino l’approssimarsi di un collasso individuale e collettivo , senza che la nostalgia o la speranza possano alcunchè . Non rimangono interrogativi pensosi , bensì una serie di immagini e di parole che intrecciano personaggi veri e fittizi  con una buona conoscenza storica ed un’attenta comprensione testimoniale , ibridando l’ammodernamento di una concezione classica del romanzo con le tecniche dello svago cinetelevisivo di qualità .

Mettendo in scena la giovinezza , l’esclusione , l’intrusione , la ribellione e il lento tramonto di un occidente troppo a lungo impune ,  Fellowes dispiega e sfoglia il suo articolato quaderno di schizzi   sino a dare l’illusione dell’animazione e del movimento . Raggiunge così un risultato di  elevata artigianalità a cavallo fra la letteratura alta e l’intrattenimento intelligente ( nonostante alcune concessioni di troppo ) così da rappresentare una tendenza libresca che probabilmente segnerà , nei suoi risultati migliori , la moda di un decennio se non di un ventennio : molte fonti conoscitive dirette o indirette , grande frequentazione dei classici , una ferrea ma scorrevole organizzazione strutturale    , una scrittura funzionale agli obiettivi spettacolari della confezione  ( animata qua e là da un personale tocco di ironia ) e una piacevole levigatezza che non erige mondi letterari , ma riassume generi con artigianale perizia , secondo i dettami  di una concezione aristopop degli elementi assemblati .

Chi cerca l’intrattenimento non corrivo è appagato , chi vuole rapidamente soffermarsi anche . Chi ha pretese diverse legga altro , però non si precluda uno sguardo benevolo verso un prodotto magari seriale ,  ma di emblematica rispettabilità  professionale , anche se l’ autorialità ispirata è  ancora un’altra cosa .

5

Il libro

UN PASSATO IMPERFETTO di Julian Fellowes , Neri Pozza 2009 , 462 pagine , 18 euro

BELGRAVIA di Julian Fellowes , Neri Pozza 2016 , 414 pagine , 18 euro

L’autore

Julian Fellowes ( Il Cairo – 1949 ) è figlio di un arabista e diplomatico d’origine canadese . Fin dall’infanzia frequenta scuole blasonate , nonchè personaggi dell’industria e del mondo dello spettacolo . Trasferitosi da Londra a Los Angeles , intraprende la carriera attoriale , grazie ad una laurea in materie letterarie e a un diploma in arti drammatiche . Rientrato a Londra , approda alla BBC e scrive  per il cinema e per la televisione , vincendo nel 2002 l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale ( Gosford Park ) e  nel 2011 l’Emmy per la serie Downton Abbey . Come attore , compare ne Il danno di Malle ( 1992 ) e in Agente 007-Il domani non muore mai di Spottiswoode ( 1997 ) . Come regista firma Un giorno per sbaglio ( 2005 ) e Il segreto di Green Knowe ( 2009 ) . Il suo primo romanzo  ( Snob ) risale al 2004 .

La citazione

“Attraversava quella fase della vita che quasi tutti hanno vissuto , quando l’infanzia è terminata e un’illusione di maturità , priva del puntello dell’esperienza , trasmette la sensazione che tutto sia possibile , fino a quando l’ingresso nella  vera e propria età adulta prova incontrovertibilmente che non è così ” . ( Belgravia )

“A distinguere quel tempo è qualcos’altro , e aveva due facce , come Giano . La cultura era effettivamente impregnata di droghe e musica pop , Marianne Faithfull , barrette Mars e libero amore , ma la maggior parte dei giovani guardava ancora agli anni cinquanta , all’Inghilterra tradizionale , dove i comportamenti delle persone erano stabiliti da usanze antiche , se non di millenni , almeno di un secolo , dove ogni cosa , dall’abbigliamento alla condotta sessuale , era rigidamente codificato , e le regole , pur non essendo necessariamente rispettate, esistevano ancora . In fondo era trascorso meno di un decennio da quando quel codice regnava incontrastato , le ragazze che non si lasciavano baciare al primo appuntamento , i ragazzi immancabilmente in cravatta , le madri che non uscivano di casa senza guanti e cappello , i padri che si avviavano verso la City con la bombetta in testa , tutto ciò faceva parte degli anni sessanta non meno del lato libertino costantemente evocato dai documentari televisivi . La differenza era che si trattava di una cultura in declino , mentre ne avanzava una nuova , la cultura decostruita . Alla fine si sarebbe rivelata vincente e , come si sa , sono i vincitori a scrivere la storia “. ( Un passato imperfetto )

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