UNE UNIQUE LUEUR
Ci sono vari tipi di addio , nel senso che si saluta definitivamente qualcuno o qualcosa che non si ripresenterà , anche se non è detto che il rapporto si interrompa : semplicemente , non sarà piu’ quel “tipo” di rapporto . Quindi non salutiamo per sempre Fred Vargas , e speriamo di rileggerla ancora diversamente perché i suoi libri esuberanti e pensosi hanno intrecciato relazioni intense con gli altri della nostra onnivora biblioteca , anche se magari grandi classici di levatura superiore . Ma l’alto e il basso per noi non esistono , esistono le opere riuscite sia nell’intramontabile che nel relativamente effimero , e quindi questo non è un congedo , ma un distacco da un’autrice straordinaria che non potrà tornare ai suoi precedenti fasti specifici , salvo cambiare completamente strada . Perche’ nel destino dei racconti seriali – personaggi ricorrenti , caratterizzazione professionale dei contenuti , qualità della strutturazione e dello stile – si annida inesorabilmente , e cresce insieme ai racconti , anche la malattia dei loro limiti . Arriva un momento in cui tutti i tic autoriali distintivi e graditi al pubblico non sono piu’ reiterabili : bisognerebbe inventarne degli altri , snaturando però quella replicazione che genera sicurezza nei lettori , infantilmente sempre vogliosi di risentirsi a casa , “quella” casa . Ed ecco scattare la trappola , ossia il compromesso riassuntivo : si ritrovano sì degli amici , ma rimpiccioliti per sommi capi all’interno delle loro particolarità – si deve ripetere , ma senza ripetere troppo -; lo stile quindi non divaga piu’ , ma si fa conciso e sbrigativo ; la fantasia un po’ usurata dell’invenzione diventa meno coraggiosa o piu’ arzigogolata . Ci si esprime variando senza variare , come condensando e distillando i trascorsi allori . Quasi un’archiviazione frettolosamente dolorosa di una pratica intima , il gong finale di lotte immaginative corpo a corpo durate anni , lungo convivenze sicuramente disturbanti nella loro ossessività . Gli scrittori seriali si congedano , magari inavvertitamente , anche da loro stessi e così facendo , involontariamente, anche dal loro pubblico .” Quel pubblico” . Anche se solo la distanza del tempo potrà illuminarne meglio l’intera parabola creativa .
Che nel caso di Vargas ( pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau -Parigi, 1957 ) incomincia nel 1986 , dopo anni di collaborazione con il Centro Nazionale francese Per Le Ricerche Scientifiche in qualità di archeozoologa , specializzata nello studio delle ossa animali in determinati contesti antichi , e nella storia delle epidemie , in particolare della peste nera , con ampie conoscenze da medievista . E si afferma , dopo i suoi esordi nel polar francese , con l’invenzione del commissario Jean Baptiste Adamsberg ( farlo o non farlo invecchiare? ) un anti investigatore per eccellenza che non usa mai la logica deduttiva bensì – in quanto “spalatore di nuvole”- un approccio svagato e apparentemente casuale , come il suo fisico e il suo vestiario , affidandosi alla lentezza delle sue impressioni corticali o laterali , di una vaghezza e di una precisione eminentemente oniriche . Attorno a lui un’umanità ed una fauna eccentrica e genialmente caratterizzata , dall’alcolizzato e sapientissimo Danglard al gatto Boule , che vive sdraiato su una fotocopiatrice del commissariato , dando luogo a dialoghi e a monologhi – sì, anche animali – sapidi , brillanti , umoristici , commoventi , nonché ad azioni sempre connesse alla complessità delle vicende : miti medievali , leggende antiche e reperti storici , folklore e superstizione popolare , poesia ed araldica…mentre batteri , ossa , deiezioni , insetti tracciano geroglifici , impalcano architetture , tingono miniature e disegni apparentemente assurdi o soprannaturali , comunque antitetici ad ogni ragione , lanciando la loro sfida : sempre inestricabile eppure sempre dipanabile e riconducibile , spesso scientificamente , alla complessità della natura umana , contorta e folle , pietosa e spietata , fantasiosa e razionale, imprevedibile eppure codificabile . Con una scrittura fiabesca , alata , colta , tuttavia incrudita da un argot talvolta marcato , che nutre atmosfere sospese ma incombenti , con considerazioni brillanti e digressioni filosofiche di striscio , che arricchiscono senza appesantire uno spirito evocativo di tecnica precisione , capace di rendere poetiche anche le procedure poliziesche .
Si inanellano così , tra i nostri preferiti , L’uomo dai cerchi azzurri – 1991 – in cui Adamsberg deve risolvere , con la sua purezza intuitiva , un enigma apparentemente assurdo : dei grandi cerchi di gesso tracciati per strada intorno a vari oggetti fino ad un imperscrutabile delitto ; Parti in fretta e non tornare – 2001 – che inizia con degli strani escrementi canini e dei misteriosi numeri 4 dipinti sulle porte di un condominio di Parigi , con il magnifico personaggio del Banditore , che legge pubblicamente i messaggi popolari , mentre il panico collettivo paralizza la città ; Si scelga un luogo vuoto – 2001 – che mescola il giallo moderno con il terrore arcaico della peste nera , tra tensioni cupe e atmosfere soffocanti ; Sotto i venti di Nettuno , dove il nostro commissario si trova ad inseguire un fantasma del passato , con una trasferta memorabile in Canada , inscenando trovate degne di Fenimore Cooper, di Rabelais o di Swift ; Nei boschi eterni – 2006 – popolato da fantasmi di religiosi e farcito di omicidi rituali, mentre la squadra intesse i suoi teatri e i suoi dialoghi esilaranti ; Il morso della vipera – 2017 – dalla puntura di un ragno ad un intrigo psicologico estremamente complesso.
Poi le costrizioni della serialità vengono al nodo e arriviamo a Sulla pietra – 2023 – ambientato in una Bretagna selvaggia , dove accanto ad un Adamsberg particolarmente sdraiato, appunto sur la dalle , si impone la figura di un sosia di Chateaubriand , ma in modo spesso confuso e ripetitivo , in cui spiccano particolarmente solo alcune scene d’assalto notturno , mentre la prosa si allenta e le trovate si contorcono . Sino all’attuale ultimo libro , il diciassettesimo , uscito in Francia la settimana scorsa e non ancora tradotto in Italia : l’indagine di un Adamsberg sempre piu’ asciugato nei suoi vestiti stazzonati e striminziti si sposta tra Parigi e Los Angeles , mescolando la più famosa delle poesie di Gérard De Nerval – El desdichado * – con il mito di Lauren Bacall e del suo fischietto d’oro a luccicare sullo sfondo.E , checchè ne dicano positivamente Le Figaro e Libération , per quanto relativamente godibile , porta all’addio dell’inizio . A Fred e anche un po’ a quei noi stessi di prima .
*Je suis le ténébreux, -le veuf,- l’inconsolé
Le prince d’Aquitaine à la tour abolie
Ma seule étoile est morte,-e mon luth constellé
Porte le soleil noir de la Mélancolie
UNE UNIQUE LUEUR di Fred Vargas , Flammarion , 8 aprile 2026 , 528 pagine