QUELLO CHE POSSIAMO SAPERE
Che cos’ è una corona ? Una moneta , un’istituzione , un copricapo regale, una figura araldica , una marca di birra o di sigari , un virus ? Sì , ma non in questo caso . In questo caso , in questo libro, è un insieme di sonetti , dove i primi quattordici iniziano con il verso finale del sonetto precedente . E non aggiungiamo altri tecnicismi , tanto va da sé che si tratta di una forma particolarmente ardua e complessa di coerenza poetica e di perizia architetturale , al punto che la storia letteraria ne tramanda ben poche e famose nei secoli , dall’anonimo ( o forse del giovane Alighieri? ) poemetto italiano Il Fiore , databile intorno alla fine del 1200 , alla Corona di sonetti del simbolista russo Ivanov ( 1909) .
Oltre a questa Per Vivian , di cui non ascoltiamo neanche una parola , ma solo i silenzi diversi che si fermano sospesi alla fine della declamazione , per poi risolversi in un applauso corale di sollievo collettivo, perché “è molto piu’ facile applaudire che prodursi o sperare in un commento adeguato” . E chi agognerebbe ad un riconoscimento è appunto lo stesso poeta nonché fine dicitore , ossia sir Francis Blundy , famosissimo tra l’ultimo trentennio del 1900 e il primo degli anni 2000 , che ha raccolto per l’occasione un gruppo di amici scelti , con il pretesto di festeggiare il compleanno della moglie , nonchè , soprattutto , il suo squisito se stesso . E questo Convivio di fantasia , detto Immortale e secondo soltanto al Primo – storico – del 1817, presenti i maggiori poeti dell’epoca da Wordsworth a Keats a Lambs … è il perno inventivo intorno a cui ruota l’ultimo distopico romanzo di Ian McEwan . Come un’ape mellifera intorno ad un fiore che non si schiude.
Distopico in modo ambiguo e collaterale , perché l’interesse dell’autore non è basato su avvenimenti futuri già oggi molto mormorati e intravedibili ( aumento dei livelli di mari e oceani, lotta per le risorse primarie quali cibo e acqua, alterazione degli ecosistemi con penosa riduzione della fauna e della flora , prevalenza della scienza accademica rispetto a quella umanistica , rallentamento e centralizzazioni di tecnologie quali l’AI , frammentazioni degli stati e delle guerre , riduzione dei mezzi di trasporto ecc. ) bensì sullo scempio che il nostro presente sta ottusamente perpetrando contro se stesso nonché sulla nostalgia dell’eden che stiamo perdendo e che , un secolo dopo , appare come un’età dell’oro sia sotto il profilo dell’abbondanza materiale che della ricchezza relazionale. Quindi , eminentemente poetica e letteraria.
E non a caso il protagonista è un giovane accademico del 2019 , sulle tracce del poemetto inspiegabilmente scomparso , ossessionato da un passato mai vissuto al punto da innamorarsi della stessa lontanissima Vivian cui la Corona fantasma è dedicata . Con un tentativo , nemmeno troppo disinvolto e convincente , di una struttura investigativa a canocchiale , mediante un continuo andirivieni fra passato e futuro cui si contrappone la seconda parte , assolutamente statica , che ci dice che la nostalgia è una proiezione a ritroso di ciò che non possiamo più desiderare ; che la natura umana è inconoscibile sia da chi la investiga che da chi la vive , scandagliando l’ambito della menzogna , dell’omissione , dell’interpretazione , del non detto e dell’assenza , cioè di un assoluto ineffabile . Riproducibile piu’ o meno verosimilmente solo tramite l’invenzione artistica , ossia una idealizzazione soggettiva , dove la verità viene traslata dalla tecnica e dall’ispirazione.
E qui McEwan torna a dare il meglio del grande scrittore frequentando gli ambienti culturali sia storici che inventati , con rassegnato umorismo ; nonché mettendo in scena tipi umani dietro ai quali se ne nascondono altri , in un gioco alterno di proiezioni fraintese , secondo un ritmo spesso magistrale di rifrazioni , senza tralasciare il dilemma dell’inconfessabile , se non come sublimazione artistica . Al punto che solo la finzione può talvolta rappresentare una forma plausibile di verità.
E il lettore , per quanto aduso , viene sballottato con alterna partecipazione all’interno e sulle vette di un romanzo il cui autore sembra non rassegnarsi a variare diversamente se stesso bensì , come altri di rango , tende a farsi perdonare la propria elitarietà affidandola ad una trama ad effetto , che sconvolge tempi e impasta interrogativi, quasi ad implorare ascolto anche dalle orecchie piu’ allenate alle serie televisive che non ai libri . Borges sosteneva che la nostra letteratura tende al caotico e che c’è solo una cosa che , umilmente , ha conservato le virtu’ classiche : il romanzo poliziesco . Ebbene , amatissimi ultimi autori di vaglia , sappiatelo : all’ennesimo tentativo d’innesto , il lettore professionale o abituale avverte le scuciture strutturali e accattivanti del “genere”, mentre quello meno smaliziato non ce la fa comunque sui contenuti troppo colti . Non solo : il tempo futuro premierà probabilmente come classici non voi , ma i bravi professionisti “commerciali”. Sono i tempi , signori , e ci siamo tutti dentro , autori e lettori.
Il libro
QUELLO CHE POSSIAMO SAPERE di Ian Mc Ewan , Einaudi Supercoralli 2025 , 376 pagine
L’autore
Ian Mc Ewan ( Aldershot -1948 ) è , insieme a Ishiguro , Rushdie , Smith , Barnes , Swift e Mantel – appena scomparsa – uno dei piu’ importanti autori inglesi attuali , e non è nemmeno il caso di citare i suoi numerosi racconti e romanzi , data la vastità dei consensi , dei premi e delle trasposizioni cinematografiche di successo . E anche uno dei miei più amati , e piu’ sviscerati , e piu’ accomunati a tanti momenti della mia memoria personale ed affettiva . Perchè di un autore non condividiamo soltanto le opere , ma anche le circostanze in cui le abbiamo lette per la prima volta o rivisitate in seguito , nonché la nostalgia delle discussioni avute con le persone care e persino dei luoghi che ci hanno ospitati durante la lettura e magari delle poltrone domestiche che sono finite chissà dove ma che ancora ci abbracciano .
Le connessioni arbitrarie
Chissà se l’autore ha letto The long shadow di Celia Fremlin (1914/2009) autrice arguta e vivace, pressochè sconosciuta in Italia, le cui dinamiche familiari sembrano essere state trasportate di peso in Quello che possiamo sapere , seppur con ben diverse ambizioni
La citazione
Inventare cose non era professionale, non farlo, sterile
Dopo aver dichiarato che Francis Blundy non aveva bisogno di presentazioni, Kitchener procedette a presentarlo lungamente
Arriva senza preavviso, come uno schiaffo, la nostalgia, anche se il termine mal si addice ad un posto che non si è mai visto
La memoria è una spugna . Assorbe materiali da un altro tempo e da altri luoghi e lo lascia sgocciolare sul momento in questione
Mentre viviamo le nostre vite circondati da presupposti non verificati o contraddittori, vaghiamo in una nebbia di sogni di cui sembriamo non poter fare a meno
Quand’è che uno strumento utile diventa prima un bisogno e poi un meccanismo di controllo?