NELLA CARNE
Cosa succede quando i dialoghi di un libro contano almeno un centinaio di ok in 330 pagine ? Quando i personaggi sono sia atoni che amorfi , e tocca al lettore colmare tutti gli spazi che i protagonisti afasici non sono in grado di riempire ? Quando la trama sembra prelevata da Cenerentola , per poi tornare al punto di partenza , perché la scarpetta di cristallo non regge il peso ? Quando la scrittura è talmente minimale da non consentire una sola sottolineatura ? Quando la carne , neanche il corpo , ma il segmento adibito al sesso , si configura come un destino che travalica ogni volontà o sentimento , e diventa il paradigma espressivo di chi la subisce , senza peraltro configurarsi almeno come mania o ossessione ? Succede che si vince il Booker Prize 2025 , e che in Italia si viene pubblicati da Adelphi .
Come per Vegliare su di lei , si prendono lucciole per lanterne , sia pur di natura opposta , ma probabilmente per la stessa stanchezza da esperimenti oscuri , e si sceglie l’asetticità di superficie contrabbandandola per una metafora in sordina non solo del tempo che ci accomuna , ma anche della “vertiginosa parabola” – piu’ ellissi che movimento – della migrazione di un personaggio : dall’est europeo all’ovest , e viceversa . La brutalità dell’essenziale diventa una forma alta di scrittura , e in questo senso emula qualsiasi dicitura stampigliata su un qualsivoglia prodotto alimentare – o elementare.
Cantore di un’Europa “ fluida e fratturata”, l’autore David Szalay è un coacervo di espatri, che probabilmente gli sono serviti per scrollarsi di dosso qualsiasi appartenenza etnica ed espressiva , quindi per contrabbandarsi come un osservatore agnostico “ a volo d’uccello” , incappando tuttavia in almeno due paradossi : il primo , quello di simulare un’acrobazia da Cirque du Soleil senza di fatto eseguirla ; il secondo , di chiedere ad un lettore sempre meno avvertito di sostituirsi all’autore medesimo , immaginando quello che esplicitamente vuole solo accennare , ossia lasciandogli carta bianca all’interno di una traccia esemplare, nel senso di exemplum già sfruttato migliaia di volte .
Ora , chi ama , tra i tanti , il Nobel Alice Munro , sa bene come colmare i suoi magistrali vuoti o spazi intonsi all’interno di ogni pagina . Ma è sollecitato da ben altre suggestioni strutturali e descrittive , e quindi anche emotive . Può darsi che il corpo sia ormai l’unica idea di verità stabile di cui disponiamo , ma l’Armageddon ha ben altre geometrie , colorazioni , sollecitazioni , impatti . Oppure siamo semplicemente nel loop marchettaro de “ lo spettacolo lo fate voi” , premessa esiziale per dire al consumatore – finto protagonista – che non solo paga, ma deve anche lavorare lui al posto di : una noia . Oppure non capiamo un’acca, senza nemmeno la scusa dell’antipatia per la sgradevolezza . Tertium non datur.
Consigliatissimo solo a chi entomologicamente è interessato al presunto concetto di “modernità” o di “vendibilità” in ambito letterario.
Il libro
Nella carne, di David Szalay , Adelphi 2025 , 330 pagine