IL GIARDINIERE E LA MORTE
Perché tutti si affannano a insegnarci a vivere, ma nessuno ci dice come morire ? Forse perché è inutile , non succederà una seconda volta ? O perchè si preferisce ignorare che parlare della morte aiuta a tirare avanti meglio ? E come si fa a recensire un libro sul dolore , di chi muore e di chi perde il morente ? Se non di sbieco , in punta di piedi , come uno squarcio di pulviscolo luminoso da una persiana accostata e incapace di aprirsi oltre ?
Certo , ben pochi sono quelli che hanno un padre giardiniere e quindi possono fruire del delicato e simbolico incipit che apre e accompagna, con letteraria efficacia , il libro in questione ; capace di trasformare un’esperienza dolorosa in un contatto intimo e gentile , che si avvale di una voluta frammentarietà strutturale per abbracciare la specularità complementare di che se ne va e di chi resta : “Mio padre era giardiniere . Ora è giardino”. Ossia quel sopra e quel sotto che toccano solo l’umano , mentre la potente presenza della natura, resa lusinghiera e feroce dal suo eterno ripetersi , è destinata a non cessare , come un prestito che si avvale dell’uomo solo in quanto tramite , per poi procedere oltre . Tuttavia regalando al giardiniere che non dà la vita , ma la cura e la favorisce , una vicinanza maggiore al significato dell’esistere , come una transeunte paternità priva di creazione , ma piena di una continuità contingente , eppure densa di affettività e di orgoglio .Secondo una sorta di botanica della malinconia , che è il tratto distintivo di un racconto pieno di dolcezza e di empatia , inerpicato sul rapporto padri e figli , sugli scambi e i debiti che ne conseguono , sulle memorie che si creano e che si trasmettono , su quelle che probabilmente si occultano , e sulla possibilità di considerare la morte come un altro tempo fuori dal nostro tempo , nonché come parte naturale e integrante del nostro stare brevemente al mondo .
A patto che i rapporti affettivi che abbiamo vissuto si siano basati non sulle dichiarazioni , non sui rimpianti postumi , ma sulla disponibilità , la presenza , la cura , talvolta sul sacrificio del saper resistere , e abbiano risolto una dicotomia esistenziale inaggirabile : il bilico tra la tentazione dell’oblio , per lenire la sofferenza allontando il ricordo , e la consapevolezza che l’allontanamento del ricordo è comunque una forma di tradimento nei confronti di chi non non puo’ piu’ volere nulla , se non la memoria .
In caso contrario , non si legga questo testo delicato , ma non imprescindibile , foriero di irrimediabili rimorsi . E ci si rivolga , viceversa , ad altri testi : la morte di Ivan Il’ic di Tolstoj , forse in assoluto il racconto più potente sulla propria finitudine ; L’anno del pensiero magico di Didion , fondamentale per l’elaborazione della perdita ; Vite che non sono la mia, di Carrère , per comprendere come il dolore degli altri possa diventare parte del proprio percorso di cura .
Senza tralasciare i classici antichi : dalle Lettere a Lucilio al De brevitate vitae di Seneca , alla Lettera di Meniceo di Epicuro , alla visione della morte come ritorno alla volontà universale in Schopenauer , alla prospettiva di una continuità spirituale in Sant’Agostino . O, non volendo tralasciare il cinema , Il settimo sigillo di Ingmar Bergman , Vivere di Akira Kurosaka . Magari ridando un’occhiata a ll trionfo della morte di Brueghel il Vecchio , a Gli ambasciatori di Holbein il Giovane , a La morte e la fanciulla di Schiele , a l’Isola dei morti di Bocklin , a Ophelia di Millais.
Forse ascoltando il Requiem in Re minore di Mozart , la Messa da requiem di Verdi , il Requiem di Brahms , La morte e la fanciulla di Schubert , Il canto per i bambini morti di Mahler , La marcia funebre -sonata n.2- di Chopin.
Alla rinfusa, per quel che si poteva, in modo da corroborare , in minima parte , l’interrogativo dell’esordio .
Il libro
IL GIARDINIERE E LA MORTE di Georgi Gospodinov , Voland 2025 , 208 pagine
L’autore
Nato a Yambol – Bulgaria – nel 1968 , si è affermato come poeta e saggista prima di rivoluzionare la narrativa contemporanea con la sua malinconia , il suo umorismo , la sua ricerca del tempo perduto .Voland ha pubblicato in Italia Romanzo naturale (1999) ; Fisica della malinconia (2011) finalista al Premio Strega internazionale ; Cronorifugio (2020) Premio Strega 2021 , International Booker Prize 2023
La citazione
Non so da dove cominciare . Che questo sia l’inizio .Da dove comincia la fine ?
Nel passato il tempo non va in un’unica direzione . Da piccolo sceglievo solo i libri scritti in prima persona , perchè sapevo che lì l’eroe non sarebbe morto
Il giardino era l’altra sua vita possibile e tutto ciò che veniva taciuto . Parlava attraverso di lui e le sue parole erano mele , ciliegie , grossi pomodori rossi
Penso che l’idea della resurrezione sia un’idea botanica…Anche l’immortalità è una categoria botanica… tutte le piante sanno come morire , in modo da tornare di nuovo in vita