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I CONVITATI DI PIETRA

Un convitato di pietra è una presenza non solo inquietante e minacciosa , ma con la caratteristica  di incombere ripresentandosi ,  e affonda le sue radici nella commedia spagnola El burlador de Sevilla di Tirso de Molina , poi ripresa da Mozart  nel Don Giovanni come  statua del Commendatore , da lui assassinato , che accetta il suo invito a cena , trascinandolo poi all’inferno.

E  a questo banchetto si autoinvita anche Michele Mari , forse il più interessante autore italiano vivente , certamente il nostro più amato e ammirato , che mette in scena una sorta di distillato delle sue tematiche e delle sue ossessioni con l’ inconfondibile prosa acribica che gli è propria : dotta , ironica , nitida , crudelmente improntata a tutte le forme possibili di vivisezione sia del reale che del fantastico , sì che in questo divertissement  nostalgico ma attualissimo risuonano quasi tutti gli echi delle sue precedenti architetture . Costituendo così anche una sorta di  invito enigmistico a latere , volto ad individuare le specifiche tracce delle sue precedenti  costruzioni piranesiane , escheriane ,  geheriane,  come se fossero anche gli indizi di quel thriller che è la vita ,  che tutti in qualche modo viviamo , spesso senza saperlo .

Il romanzo si avvita come un boa constrictor  intorno ad un patto , all’inizio eminentemente ludico e poi via via sempre più cinico , stretto da un gruppo di compagni di classe del liceo Berchet di Milano , riunitisi il 22 luglio 1975 per celebrare il primo anno dal diploma ( e si ponga da subito attenzione alla precisione ossessivamente ricorrente delle date , dei luoghi , delle vie : ancoraggi realistici , sia temporali che toponomastici , di un vaso di Pandora di nomi , cognomi , caratteristiche , intenzioni e poi gesta  dei vari partecipanti ) . La trovata goliardica , pretesto sì di divertimento , ma anche  promessa di consecutive riunioni blindate , riguarda la costituzione di una cassa comune , alimentata periodicamente dai versamenti  dei singoli , e via via gestita come un fondo d’investimento . Il patrimonio accumulato spetterà agli ultimi tre sopravvisuti del gruppo . Ogni anno , alla stessa data , i partecipanti si ritroveranno a cena per monitorare sia il monte premi che la malinconia , intrisa di desideri e di ricordi , dell’unica condizione che li ha accomunati : la giovinezza corroborata dalla  complicità scolare . Poi il tempo fa il suo corso , la vita illude e delude , la connivenza  adolescenziale  si trasforma sempre più crudamente in competizione estetico-salutistica , con una crescita diabolica ed esilarante dei   giorni che passano , aumentando sempre più paradossalmente la cupidigia dei singoli . Che via via trapassano come i dieci piccoli indiani , colorando un  meccanismo ingegneristicamente  spietato  di riflessi orrorifici e fantastici , di impronta eminentemente gotica , mentre la pietas  e la tenerezza risaltano per differenza , sullo sfondo della decadenza fisica e morale dei singoli. Secondo un ingranaggio originale e preciso , che fa del tempo  un disgregatore  disperato e disperante dei legami sociali ; e dell’anelito  vitale una compulsione alla sopravvivenza , costi quello che costi..

E quindi sfilano , insieme agli ingranaggi psicologici e sociologici degli umani e dei  loro piccoli fatti ,  la memoria come unico e ossessivo ricovero o recupero esistenziale , con il   passato che non è mai dietro di noi , ma dentro di noi , e che ciclicamente ritorna , perché i nostri atti ci seguono ; l’illusione giovanile dell’immortalità che via via si scontra con il decadimento e con la morte ; l’horror sempre in agguato proprio nel quotidiano grazie al lato perennemente e bizzarramente oscuro dell’animo umano ; il grande ruolo degli oggetti inanimati di matrice lamartiniana ( objets inanimés , avez vous donc une ame , qui s’attache a notre ame , et nous force d’aimer ?)  che svariano  dalla materialità dei manufatti all’immaterialità vividissima dei fumetti , dei film , dei libri , con i conseguenti archivi di elenchi e di reliquie  ; la fragilità dei legami , anche quelli più stretti , che  si possono  poi trasformare in contrapposizioni e rancori…E si potrebbe continuare con il gioco degli accostamenti , avendo sin qui fatto riferimento rispettivamente a Io veniva pien d’angoscia a rimirarti e a Tu, sanguinosa infanzia; poi a Fantasmagonia , a Roderick Duddle   , a Rosso Floyd, a La stiva e l’abisso.

Ma quello che più conta , e che ogni volta sempre ci incanta a prescindere dal testo specifico , è la prosa , il ritmo di una scrittura lunga eppure fulminante,  sempre funzionalmente inanellata  come una catena e aerea come un incantesimo , solidamente  pertinente senza svolazzi malgrado l’evaporazione a margine di parecchie digressioni ; insieme ad un’ arguzia spietata eppure  arresa alla compassione – disperazione  – assurdità dell’esistere , consustanziale all’incantesimo delle trame ad orologeria  , quando anche i maggiori scrittori attuali peccano per assenza o per eccesso di  “intrattenimento”.

Con una piccola avvertenza : chi dovesse cimentarsi per la prima volta con l’autore , non inizi da questa forma di compendio per adepti , ma si avventuri con i suoi primi libri , magari privilegiando Roderick Duddle se amante della grande narrazione classica . Con immutato affetto per lui e invidia per chi dovesse scoprirlo o riscoprirlo.

Il libro

I CONVITATI DI PIETRA di Michele Mari , Einaudi 2025, 168 pagine

La citazione

Per quanto ci ripensassero e ne discutessero insieme , non riuscirono mai a stabilire chi avesse avuto l’idea

Sta di fatto che di colpo la parola fu cosa , sicchè durante la stessa cena,  subito , i loro reciproci sguardi non furono più così innocenti , come se ciascuno di loro fosse diventato un coroner, o un archeologo scopritore di mummie , o un redattore di necrologi : e però nella temperie di una subdola eccitazione , matrice di inconfessabili brividi

Si erano messi nella condizione di non poter più pensare alla morte in sé , alla morte in assoluto , né tantomeno alla propria…ma solo alla morte in relazione agli altri

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