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TRILOGIA DELLA PIANURA

Con la sua realissima  contea di Holt , luogo immaginario prossimo a Denver , segnato da estati ed inverni indifferenti  alla modernità , Haruf delinea poche case , qualche emporio , due o tre bar , alcune fattorie e tante grandi sequenze di una natura addomesticata con saggezza e rispetto  , all’interno di un orizzonte che non è nè confine nè promessa , bensì mero perimetro di lontananze . Traguardate direttamente o filtrate da finestre assorte , come se la fisicità esterna costituisse una sospensione dalla  quotidianità di donne , uomini e ragazzi , colti in quei momenti intimi  in cui si cercano   domande intorno all’incalzare del qui e ora , senza che le risposte possano o sappiano mai giungere , e allora conviene  andare comunque avanti lungo il filo  dei giorni . Così si figlia , si ama , ci si fraintende e si muore , con quel tanto di dolore , di risentimento e di affetto che si seminano necessariamente a chicchi o a manciate come il grano , secondo un’inesorabilità biologica che tende ad accomunare le foglie , le bestie , gli abitanti e le opere . Ed è un bene che i libri siano almeno tre , perchè il segreto dell’autore consiste nella vivida , diretta empatia che riesce a creare tra il lettore , gli ambienti , i personaggi e le loro storie qualunque , tanto da toccare il miracolo di un’affettività partecipe che non solo si afferma dalle prime righe , ma cresce costantemente sino a far paventare il momento della fine .

 Inserita in quel contesto letterario prettamente americano che prende il suo avvio dal trascendentalismo di Emerson e dall’immanentismo di Thoreau , la Trilogia della pianura costituisce un progetto semplice , raffinato e sorvegliatissimo , che mescola ruralità ed echi cittadini dentro un tempo immobile che pure continua a progredire , attingendo i moti paradigmatici e sempre riconoscibili dell’animo  attraverso i plurimi dettagli  di un altrove pregnante come un simbolo . Ma non  si tratta  della lotta metafisica tra uomo e natura impegnata da Williams in Butcher’s Crossing  , bensì delle vicende di una piccola comunità paga dell’oggi ma nostalgica di un altro domani , pronta ad interagire con la terra da cui proviene e a cui sa di dover tornare ; e che trova la sua ragione di esistere in una solidarietà altruistica fatta di grandi scelte  come di partecipazioni sottili , vere in quanto agite intorno ad una essenzialità scarnificata e silenziosa che assume i connotati di una  secolare religiosità :   l’esatto opposto della  retorica odierna zeppa solo di edificazioni nominalistiche puntualmente tradite . Tutti sognano , desiderano , falliscono e tentano di proseguire , sapendo istintivamente che , soli o insieme , si vive almeno per imparare la pietà . Senza che nulla santifichi alcunchè ,  pretenda imbonimenti edenici  o simpatie fittizie , perchè nella prosa dell’autore ,  essenziale ma scevra da qualsiasi vezzo minimalistico , anche i pensieri sono accadimenti e si scontrano non soltanto all’interno dei singoli individui , bensì dentro un contesto di espulsioni , di rifiuti , di viltà e di cattive intenzioni che affermano la tangibile realtà di un  male che  non viene nè superato nè sconfitto , ma ricondotto ad una dialettica di possibili reazioni contrarie .

In Benedizione , nulla può Dad Lewis , uomo giusto , contro la sua ultima estate , se non consumarsi silenziosamente , ripercorrendo o riparando i pochi drammi del suo passato , concentrato sulla visione di un angolo di cortile di cui non sappiamo niente , ma di cui intuiamo tutta la pena . Ma molto possono i familiari e gli amici dei quattro nuclei che gli si serrano intorno , mentre una ragazzina in bicicletta si perde nella notte e un pastore radiato perchè crede nel Vangelo celebra l’ultimo rituale nel giardino di casa . Poco può Tom Guthrie ( Il canto della pianura )  insegnante di storia in un liceo , sopraffatto dalla famiglia di un allievo e abbandonato da una moglie sofferente , se non allevare i suoi due figli e aiutare i due vecchi , magnifici fratelli McPheron ; ma molto possono questi ultimi nell’accogliere presso il loro allevamento di bovini una sedicenne sola ed incinta , sconvolgendo per sempre un sodalizio gemellare di straordinaria pregnanza lirica . Poco possono fare i due sciamannati , ingenui genitori di due bambini in Crepuscolo , ma molto gli altri personaggi che ritornano dai due precedenti romanzi per  continuare a vivere o morire , segnando una speranza o una perdita parentale anche presso chi legge .

E tanto , moltissimo , sommessamente e pudicamente fa l’autore , che parte con una scrittura lancinantemente secca e poi via via la sviluppa , la arricchisce  e la geometrizza in funzione di una  sua personalissima pastorale americana , densa di esperienze -verità , sia tecnicamente precise che umanamente e ambientalmente fuse in una poetica dell’esistere e del fare che ripercorre altri autori di rango , rimanendo tuttavia unica e  inconfondibile . Non  una sola frase viene  evidenziata ed esiste di per sè , non un solo particolare risulta superfluo , la narrazione non soffre di intimismi decorativi e le storie del presente e del passato che via via si disvelano mai risultano forzate  da una pretestuosa volontà di intrattenimento . Come molti scrittori di due o tre generazioni fa che non a caso vengono riscoperti o riproposti , anche Haruf sa progettare e costruire pragmaticamente un universo di limpido rigore , credendo  nella scrittura come travaso di un’esperienza ed elaborazione di un pensiero che risultano indelebili non soltanto in relazione ad  un  mestiere puro , ma anche ad una vocazione autentica che reclama l’esigenza di esprimersi ,  prescindendo  dell’effetto e dal consenso  che potrebbe o meno produrre .

6

Il libro

BENEDIZIONE  – vol. 1 , di Kent Haruf , NN Editore 2015 , 277 pagine , 17 euro

CANTO DELLA PIANURA – vol. 2 , di Kent Haruf , NN Editore 2015 , 301 pagine , 18 euro

CREPUSCOLO – vol. 3 , NN Editore 2016 , 315 pagine , 18 euro

L’autore

Kent Haruf ( Pueblo , Colorado ,1943 – Salida , Colorado , 2014 ) figlio di un pastore metodista ,  si laurea presso l’Università del Nebraska nel 1965 , conseguendo nel 1973  un Master of fine arts presso l’Università dello Iowa . Prima di arrivare al successo  nel 1999 con la sua Trilogia della pianura ,  pratica i più svariati mestieri  : allevatore di polli in Colorado , carpentiere in un cantiere dello Wyoming , infermiere in un centro di riabilitazione di  Denver e in un ospedale di Phoenix , bibliotecario nello Iowa , professore di inglese con il Corpo di Pace in Turchia e in diversi  collegi del Nebraska e dell’Illinois . Tutte esperienze travasate con tocco sia umano che tecnico nella sua immaginaria contea di Holt , presa a prestito da quella città di Yuma da lui frequentata nei primi anni 80 . Muore a 71 anni di una malattia polmonare , avendo accanto la seconda moglie Cathy e le tre figlie del primo matrimonio .

La citazione

” Harold li seguì con il furgone sul vialetto di casa e poi verso ovest , sulla strada sterrata che portava a Holt . La campagna ai due lati della strada era piatta e brulla , il terreno sabbioso , nei campi pianeggianti le stoppie di grano ancora lucide e brillanti dalla mietitura di luglio . Oltre il canaletto di scolo il granturco , verde scuro e robusto , aveva superato i due metri . In lontananza , i silos si stagliavano alti e bianchi sulla città accanto ai binari della ferrovia . Era una giornata luminosa e tiepida , da sud soffiava un vento caldo . “

“..non riusciva a prendere sonno e si voltò per guardare fuori dalla finestra , poi si girò di nuovo per guardare in alto e si rese conto che la camera in cui si trovava era giusto sotto quella vuota di Harold , e restò sotto la trapunta a fissare il soffitto , chiedendosi come se la sarebbe cavata il fratello nel suo remoto futuro . In un modo o nell’altro doveva esserci del bestiame , e doveva esserci qualcosa da fare per suo fratello nel cielo luminoso e terso in cui quel bestiame pascolava . Sapeva che , se così non fosse stato , Harold non avrebbe avuto pace . Pregò che ci fosse del bestiame , per il bene di suo fratello . “

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