Attualità

TAMARA , RIVESTITI

Chi si avventura nei contenuti ambienti di Palazzo Chiablese a Torino , per visitare la mostra dedicata a Tamara de Lempicka , si accorge subito che i relativamente pochi quadri sono incastonati in una contestualizzazione più legata al personaggio che non alla sua opera . Ecco dunque le fotografie delle magioni francesi e americane , i  ritratti , i vestiti e i gioielli , il cortometraggio di un incontro   al caffè in cui l’elemento più intrigante è un gentilissimo efebo da far impallidire il travestitismo di Julie Andrews in Victor Victoria . Allora tanto vale fingere di dimenticare quello che si sa – operazione sempre molto facile – e abbandonarsi al racconto testimoniale di un’epoca tra gli anni venti parigini e gli anni quaranta statunitensi .Tamara è elegante ma non propriamente avvenente : gli occhi azzurro  maionese ricordano un pesce sacrificato alla scenografia delle imbandigioni , il naso prominente , i denti radi , l’ossatura  forte innaturalmente plasmata su una magrezza sartoriale che enfatizza le gambone a colonna , appena ingentilite dai bagliori delle calze di seta . Dipinge in abito da sera , carismatica ma già sfiorita , e le ultime istantanee messicane la colgono ormai ottantenne  nelle fattezze rivendicative di un prepotente capro maschio , tanto che , come sempre , non si capisce se la vecchiaia trasformi ,   mortifichi o riveli .

Le piccole prove al contorno dei quadri comprendono due liceali mazzetti di fiori all’acquerello – tecnica discreta – molte figurine a matita che nitidamente semplificano le suggestioni del cubismo , e vari tentativi di studio o ibridazione , dal manierismo muscolare di Michelangelo agli zefiri  estetici di Botticelli , passando per gli enigmi di Antonello da Messina . Colpiscono un interno con fanciullo che ricorda  il bozzetto ingenuo di un disegno di Norman Rockwell , e un rifacimento scolastico del celebre bacio di Hayez , a testimoniare che le suggestioni sono molte , la mano non eccelsa , il logo pubblicitario della Ditta Tamara & Tamara ancora da identificare . Intanto alcune opere minori annoverano una modesta conchiglia di evidente allusione vulvare , e qualche altro assemblamento di oggetti  in guisa di natura morta , omaggio ad un’epoca raffinata anche nel cattivo gusto , con commistioni tra il sacro e il profano cui attinsero l’erotismo dannunziano e i brividi da confessionale di Soldati .

Ma le figure a tutto campo e i grandi nudi ci dicono che finalmente Tamara ha individuato la sua via , ossia un seducente , esplicito bric à brac di immediata fruizione , in grado di mescolare le suggestioni del cinema , della fotografia e della moda , iconizzandole e sovrapponendole con intelligente fiuto alle eclettiche fonti dell’Art déco ; in cui a loro volta confluiscono l’astrazione delle geometrie , i primitivismi africani  , il futurismo , l’innovazione tecnologica delle automobili , dei grattacieli , della radio , i colori del fauvismo , gli scenari e i costumi teatrali , mentre i creatori d’abiti diventano per la prima volta degli artisti e le donne si aprono allo sport scoprendosi  e ricoprendosi secondo liturgie diverse da quelle passate ..

Lo spazio è tutto riempito , scandito lungo poche linee essenziali , i colori forti spalmati piatti al loro interno , l’evidenza  delle forme resa plastica da un chiaroscuro di innaturale nettezza , le carni di marmo nude o drappeggiate da stoffe come nastri metallici a far da pendant a occhi , bocche , capelli stilizzati , colti nelle pose di giornali di moda che vogliano contraddittoriamente immortalare in un eterno presente il loro continuo , effimero trascorrere . Talvolta si affaccia una qualche allusione spirituale , ma la cifra vera è che queste figure sono lì , statuariamente circoscritte , offerte ed impudiche come nel sonno : non alludono a nient’altro se non a se stesse , sono tangibili e nel contempo sfuggenti ed occulte come se ci fosse un altrove che viceversa  non c’è , se non nei termini   dell’addensamento esplicito di sfondi come  architetture semplificate , o  labirinti di porte che si aprono e si chiudono sul nulla .

Giocato sull’illusione della sfida ad un  possesso possibile e non  raggiungibile , il segno è pronto ad essere ripetuto serialmente , a identificazione certa dell’ auto-mitologia di un personaggio che anticipatamente  compenetra la donna con l’artista , in un’epoca in cui la trasgressione era ancora elitaria e sulfurea , mentre oggi gli epigoni sono rappresentati da Paris Hilton , o ,  molto più meritoriamente , dai  fotoromanzi iperfigurativi  di Jack Vettriano .

Si esce provando inconsciamente ad avvolgersi la sciarpa secondo spire inimitabili , perchè la tentazione è quella eterna di farsi archetipo a dispetto del transeunte , e ci si ripromette una seconda visita , per correggere o innestare quello che già si sapeva su quello che si potrà ulteriormente approfondire . Intanto , alzando gli occhi alla ancora offesa cupola del Guarini che sovrasta la cappella della Sacra Sindone , tornano in mente le futili discussioni sull’indebita vicinanza fra l’imminente ostensione del divino lenzuolo e le empie lenzuola  . A trentacinque anni dalla sua morte , la peccatrice scandalosa e comunicativamente ieratica continua a prevalere sulla pittrice intrigante anche se non eccelsamente ispirata* . Sicchè , con affettuosa simpatia , verrebbe da mormorarle  : Tamara , falli tacere , compi il tuo miracolo postumo più trasgressivo , rivestiti .

*Si confronti  , in questo senso , il ritratto della figlia Kizette -1924- come abbronzata ninfetta in abitino tennistico da festa a bordo campo , e l’inquietante erotismo infantile delle bambine di Balthus.

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L’autore

Tamara Gorska nasce nel 1898  a Varsavia da una famiglia abbiente . A 13 anni visita l’Italia artistica . A 18 sposa l’avvocato pietroburghese Tadeusz Lempicki . La rivoluzione d’ottobre interrompe la loro brillante vita salottiera . Ottenuta la liberazione del marito in odore di spionaggio , i due raggiungono Parigi nel 1918 . Nasce la figlia Kizette , il matrimonio naufraga , e Tamara prende lezioni di pittura per guadagnarsi da vivere . Nel 1922 partecipa al Salon d’automne . Mentre continua a esporre anche negli anni successivi , divorzia dal marito e sposa il barone Kuffner . L’interesse intorno alle sue opere si affievolisce . Nel 1941 si tengono sue mostre personali in varie città statunitensi e nel 1943 si trasferisce a New York . La sua figuratività viene contrapposta all’astrattismo imperante  , e nel 1957 si tiene una sua personale a Roma . Mondanissima , cocainomane , bisessuale , sempre fieramente autoassertiva , conosce periodi di flessione , fino al declino definitivo . Muore in Messico nel 1980 .

La mostra

TAMARA DE LEMPICKA , Torino , Polo Reale , Palazzo Chiablese , dal 19 marzo al 30 agosto 2015 . Infoline e prevendita : Tel 011 02 40 113    ticket.it/tamara

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Marinella Doriguzzi Bozzo