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MEMOIRE DE FILLE

La memoria di ognuno ricorda a modo suo e , nel farlo , modifica i tempi e altera i fatti non tanto secondo quanto si è stati , ma in funzione di quello che si è diventati . La letteratura è piena di estati iniziatiche che per colpa , trauma o nostalgia segnano uno spartiacque nelle singole vite , senza che gli altri abbiano la benchè minima consapevolezza di aver determinato un cambiamento  , alterando caratteri e destini . E’ il 1958 : una diciottenne di umili origini , però aureolata da un’indiscussa superiorità scolastica , esce dalle proprie quattro mura dominate dall’apprensione del padre e dalla vigilanza occhiuta della madre , e affronta l’esperienza di una vacanza di lavoro come addetta ad una colonia per l’infanzia . Come tutti , è dominata da un imprecisato anelito verso il futuro che l’attende , venato di ansie e di desideri di affrancamento . Vuole finalmente raggiungere dei giovani che le somiglino elettivamente e , soprattutto , dare un senso concreto ai vaghi eppur intensi interrogativi sul sesso . Ne uscirà diversa ,  e quindi ancora una volta paradossalmente sola nonostante il desiderio di riconoscersi conformandosi , perchè l’allora morboso tabù della verginità le farà scambiare l’uomo di due sere per un carnefice consensuale che resterà fuori di lei , ma introiettato a tal punto  da farla volontariamente assoggettare  come vittima sacrificale , rinunciando a se stessa per sublimare sentimentalmente  il  frettoloso e meccanicistico desiderio maschile . Scoprendo , cinquant’anni dopo , come l’insignificante  demiurgo d’inconsapevole elezione si sia formato una famiglia  dei figli e dei nipoti secondo una progettualità diffusa  che non l’ha mai riguardata , lei ancora a quell’estate definitiva , lui padrino di un clan affettivo .  Secondo l’inequivocabilità , almeno fattuale, di quelle foto di gruppo che non dovremmo mai nè scattare nè conservare . E che consegnano agli eventuali posteri evidenze che probabilmente celano tutt’altro .

Riassunto quello che nemmeno varrebbe la pena di sintetizzare , ecco imporsi ancora una volta l’assoluta singolarità autoriale di Annie Ernaux , che riesce  a trasformare un episodio autobiografico di generale passaggio non solo in affresco storico- sociologico (  evidenziando come ogni singolo sia segnato quasi geneticamente dalla propria epoca ) ma anche in una narrazione romanzescamente affascinante grazie ad uno scarto singolare nel suo personalissimo accanimento ricostruttivo , segnato dallo sforzo di una sincerità impietosa . Volendo non ricordare , ma fondersi con quella ragazza a lungo rinnegata e che pure l’ha ossessionata al punto da doverla infine affrontare come una nemesi e una catarsi , fino a diventarne  il fantasma adulto che cerca di abitare  un essere  sparito per sempre . Quindi non da  rammemorare  con acribia , ma da  sostituire dall’interno dell’antica  se stessa , alternando la prima e la terza persona secondo  il mistero investigativo dei suoi pensieri d’allora e di oggi ,  ( mentre la memoria in genere si concentra eminentemente sui fatti o , al più , su quelle emozioni che strettamente li concernono e che nel frattempo si sono modificate con loro o perse per sempre  ) .

Senza apparenti trasfigurazioni letterarie , questo  abbraccio di un ‘ Eva contro Eva per un’Eva  che tuttavia non duella contro Adamo , non riguarda i mémoires della generazione  precedente ( si vedano ad esempio Simone de Beauvoir  o Violette Leduc ) bensì  l’atavico dualismo dei propri confini identitari in  rapporto con quelli degli altri ( parenti , amanti , amici , conoscenti , folla ) . Dualismo che oscilla e si contraddice  nelle alternative aperture e chiusure non solo di tipo psicologico , ma anche corporale , lungo un gioco di distanze che sono di avvicinamento e di allontanamento , mentre l’io deve fare i conti e  scendere a patti con il sè proprio ed altrui . Così come il sesso deve farlo con i sentimenti , o viceversa . Tema complesso  , non esclusivamente  amoroso ,  che l’autrice scandaglia esemplarmente  non solo grazie alla esperta strutturazione di un testo che non appartiene nettamente ad alcun genere codificato (   tanto che si potrebbe addirittura definirlo genere Ernaux ) ma anche allo smagliante , umanissimo  nitore delle  frasi , che restituiscono immediatamente , senza finzioni nè semplificazioni , il senso quasi aforismatico di verità ineluttabili , mai abbellite dallo sfoggio di un’acutezza di ingegno fine a se stessa .

Memento generazionale se non universale , e ambiguo rovesciamento del recente film Giovane e bella di Ozon , Mèmoire d’une fille ha comportato una gestazione interiore di oltre mezzo secolo ; e questa battaglia profonda , faticosa e sincera  la si percepisce fra le righe come un sigillo di onestà umana e creativa ,  mentre ancora una volta lo specchio intellettuale ed emotivo dell’autrice ci restituisce atmosfere personali , canzoni , libri , momenti  politici di una Storia comune le cui radici rimettiamo oggi superficialmente in discussione . E a chi non potesse leggere il testo in lingua originale , ricordiamo che , a differenza di molti autori che sembrano  cooperative di prodotti di consumo , ci sono già parecchi altri titoli di uniforme qualità tradotti in italiano : dal magistrale Gli anni a Gli armadi vuoti  a L’onta  a L’altra figlia . E , coincidenza non casuale , ci piace tornare a parlare con affetto e ammirazione di lei ,  ad un’anno esatto dall’estate  del 2015 .

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Il libro

MEMOIRE DE FILLE di Annie Ernaux , Gallimard 2016 , 151 pagine , 15 euro

L’autore

Annie Ernaux  (  cognome da ragazza Duchesne  – Yvetot , Normandia , 1940  ) nasce da una famiglia di operai poi diventati piccoli commercianti e si affranca laureandosi in lettere moderne all’università di Rouen . Diventata professoressa di ruolo , insegna in vari licei e centri francesi . Debutta come scrittrice nel 1974 con Les armoires vides e nel 1984 vince il Prix Renaudot con La place . Continua a pubblicare altre opere  ( Gli anni è del 2008 ) vincendo numerosi premi , fra cui quello della Lingua francese per l’insieme della sua attività . Tutti i titoli , eminentemente autobiografici , raccontano l’ascesa sociale dei suoi genitori , il suo matrimonio , la sua vita affettiva e sessuale , la malattia e la morte della madre , il proprio cancro al seno . Sempre con una scrittura “neutra”, senza giudizi e senza metafore , che riesce ad avvicinare il lettore  grazie all’assenza di egotismi e di trucchi romanzeschi . Studiosa  del famoso sociologo Pierre Bourdieux , si sforza di storicizzare l’intimità personale rendendola collettiva . Spesso criticata perchè  “di sinistra” , a partire dalla pubblicazione de Gli anni  gode di una stima letteraria incondizionata .

La citazione ( ci scusiamo per la nostra traduzione )

“Ci sono delle persone che sono sommerse dalla realtà degli altri , dal loro modo di parlare , d’incrociare le gambe , di accendere una sigaretta . Invischiate nella presenza degli altri . Un giorno , o piuttosto una notte , sono trascinate dentro il desiderio e la volontà di un solo Altro . Quello che pensavano  d’essere si squaglia …”

“Poi l’Altro se ne va , avete smesso di piacergli , non vi trova più interessanti .Vi abbandona insieme alla realtà , per esempio una mutandina  macchiata . Si preoccupa solo del suo tempo . Siete tornate sole con la vostra abitudine – ormai – di  obbedire . Sole  in un tempo senza padrone  . “

“Un’estate immensa come tutte quelle  fino ai venticinque anni , che poi si   abbreviano in piccole estati sempre più rapide ,  la  cui memoria cronologica diventa confusa ,  lasciando sopravvivere solo quelle spettacolari per calore e siccità   .”

“Ho voluto dimenticare quella ragazza . Dimenticarla veramente , fino a non aver più voglia di scrivere di lei . Di non pensare più di dover scrivere  di lei , del suo desiderio , della sua follia , della sua stupidità e del suo orgoglio , della sua fame e del suo sangue secco . Non ci sono mai riuscita . …Naturalmente , bisognerebbe che non sapessi niente del futuro , dopo quell’estate del 58 . Sarebbe necessario diventare in un colpo solo immemore della storia della mia vita e di quella del mondo …. La ragazza della fotografia è una straniera che mi ha trasmesso il lascito della sua memoria .”

“Quelli che scrivono senza pensare che potrebbero morire subito dopo , io non li invidio . “

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Marinella Doriguzzi Bozzo