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LA STRADA STRETTA VERSO IL PROFONDO NORD

La grande scrittura risponde spesso a dei bisogni impliciti o espliciti e colma  sempre anche dei vuoti , individuali e collettivi . Allora , che cosa ci manca , se generazioni di autori che non hanno alcuna conoscenza personale della guerra continuano insistentemente a scriverne ? Per dotarsi di una memoria esperienziale che non hanno , e consegnarla a lettori che ne hanno ancora meno , affaccendati negli individualismi di esistenze private superficialmente connesse , a formare una comunità virtuale che è un illusorio sentimento sociale senza radicamenti consapevoli nella civiltà che viviamo ?

A leggere questo ennesimo , commovente e magnifico libro sul tema sembrerebbe che la motivazione vada oltre , a  riempire di senso , seppur in modo estremo ed atroce , vite che viceversa paiono averne sempre meno . E per senso si intende non tanto quello cruciale e muto del perchè si è al mondo , quanto  del come si debba stare consapevolmente nella catena del tempo che si fa Storia . Eredi  di una tradizione della narrazione eroica che ci accompagna da Omero , e che obbedisce a ragioni superiori o comunque ad un trascendimento metafisico non necessariamente religioso , ne siamo progressivamente diventati orfani smarriti in una solitudine di massa , chiamati ad una rappresentazione che non ci appartiene più , come se la  storia che inseguiamo non fosse mai la nostra , e quella vera fosse sempre altrove .

Scrive Flanagan a due terzi del libro , fornendo nel contempo la ragione della sua opera e del suo sentire , che è poi forse l’unico metro che ci rimane  :”tutto quello che vi era di solido si fondeva fino a diventare aria . Ricchezza , fama , successo , adulazione : tutto quello che gli era arrivato in seguito non aveva fatto altro che aggravare il senso di inutilità che aveva scoperto nella vita civile . Non avrebbe mai potuto ammettere a se stesso che era stata la morte a dare significato alla sua vita”. Colui che ” non può ammettere ” è Dorrigo Evans , origini simili a quelle dell’autore , e poi medico votato al successo professionale e sociale , soldato durante la seconda guerra mondiale , costretto dalle circostanze belliche a comportarsi come l’uomo che sa di non essere . Amante della poesia e dell’individualismo libertario , salva in molti modi le vite altrui , senza tuttavia trovare la forza di contrastare l’ubbidienza assoluta del proprio diretto antagonista , il maggiore Nakamura . Anch’egli  imbevuto di poesia e di letteratura , ma disposto ad annullare l’uomo che  viceversa aspira ad essere ,  cancellando ogni anelito di pietà nella cieca devozione fideistica al superiore spirito nipponico . Che nella fattispecie si sostanzia in un progetto follemente categorico : interrompere il flusso di armamenti che gli Alleati forniscono alla Cina , costruendo da  nudi una ferrovia che consenta di invadere l’India attraverso la Birmania . E abbracciare tutto il mondo asiatico sotto uno stesso tetto .

Tutto il romanzo si raduna e si separa così  intorno a questa micidiale Linea che taglia la foresta con il martirio assurdo di migliaia di prigionieri- schiavi , e che torna e ritorna tra i morti e i vivi con la ferocia al rallentatore dei sogni che diventano incubi . E non scontorna le esistenze   fra il bene e il male ,  ma scava tra l’alto e il basso , l’immanente e il transeunte , l’anima e la materia . L’incombere assillante delle privazioni e delle sofferenze mortifica e annienta i corpi e nel contempo amplifica il senso dell’esistere , lo fa assurgere a momento di dirimente significanza , assimila gli uomini ad un organismo unico al punto che l’abbandono di ognuno assurge alla perdita di tutti . Poi la guerra finisce , chi sopravvive rientra  , l’erba torna folta per ricoprire tutto , ma l’indifferente ciclo naturale si è trasformato in Storia , a dare una memoria ai caduti ed una ragione partecipe a chi  morirà nel proprio letto , dimentico di quasi tutto , tranne di quell’esperienza .

Scandito in haiku dei più grandi poeti giapponesi –  lo stesso titolo è quello di un haibun  di Basho – La strada stretta verso il profondo nord è un libro così sconvolgente e coinvolgente da sconfinare nella sopraffazione . Impressionistico come le poesie di cui è intriso , si avvale di una scrittura corticale che ha la stessa potenza mnestica della musica . Gioca sul tempo e sullo spazio , trascorrendo continuamente dalla maledetta cicatrice ad un prima ed un dopo che si contrappongono in non  vita civile e  vita militare , lungo un vagabondaggio di pieni e di vuoti espresso da antagonismi di culture , di caratteri , di episodi , senza per questo costeggiare la dicotomia programmatica fra l’ombra e la luce che pure continuamente lo pervadono . Perchè la sua grandezza letteraria consiste nella perfetta adesione ad una sfida  d’amore e di morte , e la ferrea organizzazione della struttura non violenta la naturalezza dell’espressione e la contraddittorietà dei percorsi . Ed è interessante notare come quest’opera documentale  si avvalga così efficacemente della  trasposizione letteraria da  giungere più forte di molte impressionanti testimonianze  dirette . Perchè la parola che diventa fatto , immagine , pensiero , racconto , è ancora capace sia di scegliere fra le infinite suggestioni del reale , sia di reinventarle secondo modi e ritmi tali da renderle più veritiere del vero . Così che una tromba di latta , una palla nel sole , il disegno di una donna , la volontà di liberare i pesci di un acquario , una stanza calda dopo l’amore , i tempi impossibili di una tortura contrassegnano momenti unici e irripetibili e nel contempo condivisibili e universali come se fossero nostri . Come quel periodo che non ci è appartenuto , ma che altri hanno sopportato anche per noi , immemori in un presente sia fortunato che futile , senza che niente ci chiami a testimoniare alcunchè .

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Il libro

LA STRADA STRETTA VERSO IL PROFONDO NORD di Richard Flanagan , Bompiani 2015 , 505 pagine , 20 euro

L’autore

Richard Flanagan ( Longford , Tasmania , 1961) nasce da una famiglia modesta e lascia la scuola a sedici anni per lavorare nel bush . In seguito riesce a laurearsi all’Università di Tasmania e nel 1982 ottiene una borsa di studio per Oxford . Ritornato in patria si dedica ai viaggi , pubblica i primi scritti e lavora anche come documentarista e giornalista . Nel 1984 esce Morte di una guida fluviale ( Bompiani 2015 ) cui fanno seguito Solo per desiderio ( Frassinelli 2009 ) La donna  sbagliata ( Frassinelli 2010 ) Il suono della neve che cade ( Frassinelli  2011) . Già vincitore di numerosi premi in patria , la sua opera è oggi internazionalmente riconosciuta e La strada stretta verso il profondo Nord gli vale il Booker Prize del 2014 , riconoscendolo come uno dei più rappresentativi scrittori anglofoni contemporanei .

La citazione

“Mostravano il percorso di una grande opera che per il momento era solo una serie di progetti circoscritti , di ordini all’apparenza impossibili da eseguire e di pompose esortazioni da parte degli alti comandi dell’esercito giapponese . Era una ferrovia leggendaria , frutto della disperazione e del fanatismo , fatta di mito e di illusioni tanto quanto del legno , del ferro e delle migliaia di vite umane che i giapponesi avrebbero impiegato per la sua costruzione nell’anno a venire . Ma esiste una realtà che sia il prodotto di una mente realista ?”

“Percepiva un inaridimento nel fatto che il rischio venisse calcolato ogni giorno di più e nei limiti del possibile eliminato , o sostituito con un mondo piatto e nuovo il cui lo spettacolo della preparazione del cibo emozionava più della lettura di una poesia , in cui pagare per una minestra di erbe di prato era fonte di entusiasmo . Aveva mangiato minestre del genere nei campi : preferiva il cibo . L’Australia che trovava rifugio nella sua mente era costellato di storie di morti . L’Australia dei vivi era un paese ancora più estraneo . “

“Dopotutto , non era stata poi così lunga , avevano avuto solo l’impressione che non finisse mai . E invece era finita , e per un periodo era difficile ricordare anche solo qualche cosa di quello che era accaduto….La guerra era stata un’interruzione rispetto al mondo reale e alla vita vera…arrivarono anni buoni , nipoti e poi un lento declino , e la guerra cominciò a tornargli in mente sempre più , e gli altri novant’anni della sua vita a poco a poco svanirono . Alla fine pensava a poco altro e parlava di poco altro : perchè era giunto a credere che poco altro fosse successo .”

“E quando riuscivano a ridere , la guerra non era più nulla , e tutti quelli che erano morti rivivevano in loro , e tutto quello che avevano passato era solo qualcosa che vibrava saltava e batteva in loro talmente forte che avevano bisogno di bere ancora per rallentare il battito .”

Le connessioni arbitrarie  ( e virtuose )

Soldati a Salamina di Xavier Cercas , Le  benevole di Robert Littell , Forse Esther di Katija Petrowskaja

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