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IL TEMPO DELL’ATTESA

Se la saga dei Cazalet inizia con Gli anni della leggerezza   in cui bambini , giovani ,  adulti e anziani godono appieno di una lunga stagione differita , Il tempo dell’attesa li coglie nella stessa Home Place , trasformata anche in un rifugio bellico , perchè la seconda guerra mondiale è finalmente deflagrata . E quell’ambiguo ‘finalmente’ li sottrae alle tenui inquietudini del domani , dispiegando le insidie certe della quotidianità : un’invariante per gli ultimi nati , una somma di piccole restrizioni e di nuovi doveri per gli infanti , ma un insopportabile rallentamento dell’esistenza per gli adolescenti reclusi , ansiosi di fare esperienze che consentano loro di darsi delle risposte , a partire dalla definitiva scoperta che gli adulti non sono solo genitori , ma hanno una vita individuale autonoma .

Londra si trasforma da una dependence mondana della magione avita  in un campo di prove dove ognuno si cimenta in funzione dell’età .  Così , mentre i vecchi declinano o muoiono , i grandi  lavorano , tornano ad innamorarsi , tradiscono ,  partono per il fronte , s’ ammalano , scompaiono ,   i ragazzi  lasciano il bozzolo e  incappano nelle loro vocazioni inseguite o negate , scoprendo che gli spigoli della realtà sono ben diversi dalle sinuosità ingenue delle volontà e dei desideri . Rimangono stanziali soprattutto  gli occhi femminili delle quasi signorine , aperti sulla noia incomprensibile ma diversamente consapevole di giorni sempre uguali , mentre la guerra è un indizio lontano che talora precipita in drammi vicinissimi o diretti . E’ soprattutto attraverso loro che l’autrice spia gli effetti dell’improvvisa rottura di ogni antica geografia o dilazione del mondo , seguendo il crescere delle domande inevase e dei riscontri  immaginati , mentre la famiglia ondeggia lungo le modifiche delle abituali scansioni .

La guerra , nella vita e nei romanzi , assurge sempre a reagente collettivo ed individuale , costringendo tutti ( servitù compresa ) a delle differenti forme d’iniziazione e a dei continui adattamenti di senso . Ed è questo lo sfondo privilegiato di una saga classica nei suoi snodi  e nel contempo assolutamente originale . Perchè la Howard padroneggia appieno il suo progetto  e lo porta avanti senza tentennamenti , come una sfida indomita  sia ad una  vita femminile subalterna  sia ad una  letteratura misogina . Chi legge non segue tanto o non solo le vicende e i personaggi , irretito dal cosa capita a chi , in attesa del come andrà a finire , ma penetra nell’interiorità  spirituale e cronachistica di un’epoca in procinto di cambiare radicalmente , sempre  mediata di volta in volta da alcuni punti di vista privilegiati : in forma di diari , di lettere , di dialoghi , di pensieri ,  di avvenimenti vissuti od origliati , interpretati talora con commoventi ignoranze  o fulminati  intuitivamente fin dentro l’essenza .

 Accanto all’incisiva , sorvegliatissima sobrietà  della narrazione , che presta orecchio e voce ad ogni dettaglio significante senza compiacimenti nè indugi ,  si percorre la strada di diversi modi di stare al mondo , che nel caso dei Cazalet si apre anche agli altri , come contraltari problematici in grado di praticare dei varchi  di  confine fra il vecchio e il nuovo . Vecchio e nuovo che mutano anche durante l’itinerario  dei singoli , tra la prudente reticenza delle parole e la cruda verità dei fatti . Una borghesia industriale benevola , se non illuminata , sempre meno in grado di illustrare e ripercorrere le proprie radici , continua a vivere senza coscienza del  tramonto , rifrangendosi nelle rigidità di chi viceversa continua ad aggrapparsi a virtù e vizi consolidati , mentre solo i giovani paiono in grado di rinunciare al proprio originario nucleo – anche economico – pronti a farsi forgiare dagli eventi  con la trepidazione quasi voluttuosa di annullare ogni riparo e  sperimentare l’ignoto .

Romanzo femminista , in cui le gerarchie maschili sono o rispettosamente dispotiche  o materne o libertine , Il tempo dell’attesa induce anche il lettore ad aspettare con impazienza , mentre sgrana il suo accattivante rosario  che è nel contempo  un  breviario intimo del crescere nel dolore come nella tenerezza , per addentrarsi e infine sparire  all’interno del comune ciclo fogliare  . Avendo alcuni verificato e confrontato  un’ansia di conoscenza , di interpretazione e di giudizio che alla fine si rivela come il vero motore interno di tutto il secondo libro , segnando non solo la differenza conseguente tra quel passato e quel presente , ma forse anche con il nostro oggi .

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Il libro

IL TEMPO DELL’ATTESA – LA SAGA DEI CAZALET – VOL II di Elizabeth Jane Howard , Fazi 2016 , 638 pagine , 15,70 euro

L’autore

Elizabeth Jane Howard ( Londra 1923 , Bungay 2014 ) figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina russa , esordisce in società come modella ed attrice in seguito ad una vita familiare agiata eppure segnata da cupi avvenimenti , dalle molestie del padre alla depressione della madre . Dopo una figlia e due matrimoni precoci , sposa in terze nozze sir Kingsley Amis , diventando così la matrigna amata – e stimata – del figliastro Martin Amis , che la incoraggia nella carriera di scrittrice , giudicandola la migliore della sua generazione . Nel 1951 vince un importante premio letterario con il suo primo romanzo The  beautiful visit . Ne scriverà altri quindici , dedicando vent’anni , 5.000  pagine , cinque volumi e molti spunti autobiografici appunto alla saga dei Cazalet , cui si deve la sua riscoperta , grazie anche all’omonima serie della BBC che ha spopolato in Inghilterra , forse ispirando la stessa Downton Abbey

La citazione

” Louise diceva che esiste una cosa chiamata Volpar Gel per evitare di avere bambini . E anche il diaframma , ha aggiunto , ma quando le ho chiesto cosa sono e a cosa servono , mi ha detto che non poteva spiegarmelo . “Sei troppo giovane” ha detto . Voglio sperare che con il tempo saranno sempre meno le cose per le quali sono troppo giovane , ma immagino anche che ad un certo punto , quando meno te lo aspetti , cominci a scontrarti con le cose per le quali sei troppo vecchio . Non se ne esce . Io non vedo l’ora di avere trent’anni , perché a quell’età si è nel breve intervallo fra le due cose “.

Le connessioni arbitrarie

Citiamo Generazione perduta di Vera Brittain non tanto perché è appena stato pubblicato da Giunti ,  e nemmeno per l’analogia dell’argomento ( anche se l’innesco in questo caso è la prima guerra mondiale ) quanto per marcare la differenza tra un’autobiografia direttamente personale e la trasposizione inventiva che viceversa ne fa la Howard . La prima scrittrice -giornalista , la seconda  artista a tutto tondo .

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