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I FRATELLI FRIEDLAND

Un popolare spettacolo di ipnotismo decide dell’avvenire di un padre che , suo malgrado , si confessa in pubblico  e poi sparisce  consegnando   mente e corpo ad una sorte latente verso cui il fato lo ha più o meno fortuitamente spinto . Diventerà scrittore di successo , poi d’insuccesso , sempre protagonista assente , transfuga da se stesso e dai suoi ambigui legami affettivi , non diversamente dai  tre figli , in qualche modo testimoni  degli ulteriori eventi , mentre la sua scrittura ad un tratto s’affaccia misteriosa , per poi riacquattarsi sullo sfondo .

Torna alla mente la teoria della sincronicità di Jung , secondo cui le coincidenze si comportano come casualità significanti in quanto caratterizzate da vivide corrispondenze  tra la realtà esterna e le esperienze interiori . E poichè  per lo psichiatra svizzero sincronicità non significa nello stesso istante bensì con lo stesso senso , tutta la vicenda segue il tempo lineare eppure lo mistifica e lo confonde con quello psichico e interconnesso dei personaggi , smontato e rimontato come quel cubo di Rubik che tanto ossessiona il figlio maggiore , incongruo prete non per scelta di fede , ma per bisogno di ordine e di protezione . Mentre gli altri due gemelli – non a caso simbiotici – sono rispettivamente un finanziere truffaldino condannato e assolto dalla crisi del 2008 e un pittore che diventa critico d’arte per inadeguatezza creativa , salvo poi ritrovare l’impulso come falsario occulto – oltre che  esegeta ed erede esclusivo – di un nome ben più famoso del suo . E , sempre a proposito di coincidenze junghiane , si noti come questo romanzo , pur diversissimo negli intenti , nei toni  e nella struttura , ritorni non solo all’atto della letteratura e dell’arte come l’appena recensito Il mondo sfolgorante di Siri Hustvedt   ,  ma anche alla martellante retorica autorealizzativa del “persegui  ciò che sogni”. A tutti i costi ,  benchè altissimi , quindi in perdita ,”ciascuno invischiato nella propria infelicità”.

Perchè i fratelli Friedland non è solo una storia dolente ed esilarante di vite umane in cerca di identità e di compimento  – “nati per vedere , destinati a guardare..con una tale paura dell’incertezza da avvolgersi sempre nella corazza dell’ironia “-  ma anche e soprattutto la messa in scena di destini inventati e poi vivisezionati nelle loro reazioni , all’interno di un mondo vuoto  o comunque indecifrabile , affollato di domande e privo di risposte . Tutte le possibilità di scelta si presentano e si ritraggono rimanendo non soltanto irrisolte , ma pervicacemente aggrappate ad una forma di scacco che è sia carattere singolo che traiettoria comune . Ognuno cerca di affermarsi , di distinguersi , di nominarsi , eppure tutto quanto chiamiamo realtà si rivela come tale solo  in funzione di convergenze esogene che acquisiscono un peso determinante perchè rintoccano un’ossessione delle anime . Inchiesta esistenziale , riflessione su alcuni tratti della modernità , e avvolgente tela a trama ora larga ora fitta sulla distanza e la vicinanza degli affetti , il romanzo si pone come l’intellettualizzazione di “un sogno non sognato da nessuno ” e nel contempo come un’indimenticabile saga familiare in cui ognuno può ritrovare il fiore secco di un ricordo  personale .

Scrittore compiuto , colto , inventivo e classicamente sperimentale , Daniel Kehlmann non si sottrae al vezzo della frantumazione strutturale , anzi la moltiplica nelle diverse coscienze e la rastrema intorno ad accadimenti tortuosi che solo alla fine acquisteranno un senso compiuto , non diversamente dall’ultimo quadro di mare che chiude la storia , sempre diverso a seconda del punto di vista da cui lo si osserva . I tocchi , i  battiti , gli echi , gli occultamenti  e i disvelamenti  concepiti in modo che tutto poi torni generano delle suture o delle caligini strumentali che talvolta si avvertono troppo . Eppure non siamo dalle sterili parti de La fortezza della Egan , che persegue un gioco organizzativo analogo , perchè anche  la sospensione della comprensione è funzionale agli obiettivi di una singolare forma di  stream of counsciousness , impastata sia di pensieri come di accadimenti . Al punto che lo stesso Kehlmann interviene sulla scrittura  dell’autore lontano : “Nessuna frase dice semplicemente ciò che dice , si accumulano coincidenze e discrepanze…si ha via via l’impressione di essere solo vicini a capire…”. L’arte non esiste , dipingere o scrivere sono  la pittura in sè  e la scrittura in sè …”funzionano solo se le si racconta in un modo che funzioni”, così come la vita non può essere progetto , ma solo voce del verbo vivere , gli uni dopo gli altri , nel tempo , risparmiati dalla malattia che si chiama ambizione , poichè ” il caso è potente , e ti assegna destini che non sono i tuoi  “.

Un libro affascinante nella creazione e nell’espressione , che si può  rileggere con la stessa grata sorpresa della prima volta in quanto non si pone come un thriller dell’intelletto , bensì mette il lettore nelle stesse condizioni di Martin , il prete grasso che sgranocchia barrette Mars nel confessionale :”Io mi sforzo . Guardo in alto e tu non ci sei , non ti vedo , non ti sento . Solo un piccolo segno . Non occorre che qualcun altro lo veda . Non solleverei nessun clamore , non lo saprebbe nessuno . O , meglio ancora , niente segni , fammi credere e basta . Sarebbbe sufficiente . Chi ha bisogno di segni ? Fammi credere , e tutto accadrà senza che qualcosa accada”. E il lettore il segnale lo riceve eccome , sofisticato , intimo , a suo modo affettuoso  pur nel nihilismo  dell’insieme , quasi fosse  un messaggio personale destinato a lui , ed a lui solo : la letteratura c’è …quanto a Dio , bisogna attendere .

6

Il libro

I FRATELLI FRIEDLAND di Daniel Kehlmann , Feltrinelli 2015 , 270  pagine , 17 euro

L’autore

Daniel Kehlmann – Monaco , 1975  – è uno scrittore austriaco –  tedesco . Studia letteratura e filosofia a Vienna , dove abbandona una tesi sul sublime in Kant per dedicarsi al romanzo . Il suo quarto libro Io e Kaminski  – 2004 –  lo consacra al successo internazionale , anche se la maggiore notorietà gli deriva nel 2006 da La misura del mondo ,  in cui racconta con uno stile indiretto , brillante e burlesco ,  la nascita della scienza moderna attraverso le avventure storiche di  Alexander von Humboldt e Carl Gauss . Tutti i suoi eroi sono personaggi estremi intorno a cui  accumula un particolare tipo di suspense esistenziale inerente vite che si arenano in un universo comunque estraneo o problematico .

La citazione

“Il mondo non è come appare . Non esistono colori , bensì lunghezze d’onda , non esistono suoni ,  bensì vibrazioni dell’aria , in realtà non esiste nemmeno l’aria , unicamente atomi concatenati nello spazio , e anche atomi è solo una parola per indicare intrecci di energia senza forma e collocazione fissa , e d’altronde cos’è l’energia ? Un numero che rimane costante in tutte le mutazioni , una somma astratta che si conserva , non sostanza ma rapporto , dunque pura matematica . Più attentamente si osserva , più tutto diventa vuoto , diventa più irreale persino il vuoto .”

” Il tempo.. è pura illusione . Altri prima di lui avevano attraversato queste colline , altri sarebbero arrivati dopo di lui , ma le colline erano sempre le stesse , lo stesso cielo e la stessa terra . In fondo anche i cavalli erano gli stessi , dove stava la differenza ? E anche tra gli uomini le differenze non sono poi così grandi . E come , se noi siamo sempre la stessa persona , in sogni sempre diversi ? Solo i nomi ci ingannano.”

Le connessioni arbitrarie ( e virtuose )

Per l’influenza determinante di personaggi misteriosi : Mr .Vertigo di Paul Auster

Per l’incongruità di un’educazione familiare : Canada di Richard Ford

Per la tematica di un prete senza fede : Il potere e la gloria di Graham Greene

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Marinella Doriguzzi Bozzo